Visualizzazione post con etichetta rimedi naturali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta rimedi naturali. Mostra tutti i post

venerdì 14 settembre 2018

Il terrorismo psicologico delle riviste di salute e bellezza






Vi è mai capitato di leggere articoli che fanno un quadro devastante delle nostre abitudini alimentari e non? A me sì e anche di frequente! 
Leggo in media una trentina di articoli al giorno per informarmi ed informarvi e a volte è davvero deprimente notare come per certi giornalisti fare informazione significhi creare allarmismo. 
E’ senz’altro vero che l’inquinamento, l’uso di pesticidi, fitofarmaci e detergenti e tutti i problemi legati allo smaltimento dei rifiuti influiscano negativamente (e non poco, purtroppo!) sulla qualità del cibo che mettiamo in tavola e, più in generale, sul nostro stile di vita e sulla nostra salute. Ma a che serve fare terrorismo psicologico? A mio avviso la vera informazione sta nella diffusione e nella condivisione di conoscenze, senza esagerazioni e soprattutto senza creare a tutti i costi casi giornalistici e notizie sensazionali. 
Una corretta informazione dipende anche dalla modalità con cui si veicolano i contenuti. Se ci fate caso, il più delle volte questo tipo di stampa non offre poi alcun reale consiglio, dopo aver dipinto scenari apocalittici. 
Vi faccio un esempio: qualche giorno fa ho letto che la lavatrice è l’ambiente più “pericoloso” della nostra casa, in cui proliferano i germi, in particolare i coli fecali, che non vengono uccisi dal comune detergente. Questo è vero, ma che senso ha fermarsi lì con la notizia? Perchè non si suggerisce di fare periodicamente a lavatrice vuota un bel lavaggio ad alta temperatura aggiungendo nel cestello un antibatterico?
Questo approccio alle notizie non mi piace e pertanto non trova spazio su questo blog. C’è modo e modo di fare informazione. A me piace mettere le mie conoscenze al servizio di chi legge i miei articoli, condividere le esperienze con semplicità ed onestà, ma soprattutto trovare soluzioni. 
Ricordate che il fine ultimo è il benessere biopsicosociale, non lo stress, né tantomeno il terrorismo psicologico. Adottate uno stile di vita naturale impegnandovi responsabilmente nel vostro percorso e vedrete che i risultati non tarderanno!

martedì 12 luglio 2016

Le 10 regole per un regime alimentare sano e consapevole

Cerchiamo di fare un pò di chiarezza: non esistono bevande o pillole dimagranti! Non esistono diete miracolo a meno che non vogliate arrecare danni alla vostra salute e/o riprendere il peso perso in poche settimane!
Prendersi cura del proprio corpo richiede consapevolezza, impegno e responsabilità. 

Diffidate delle diete sulle riviste, dei ritrovati del momento e dei consigli sensazionali e "miracolosi". Se volete dimagrire c’è solo un modo: mangiare di meno e muoversi di più. Mi spiace deludervi, ma non c’è altra soluzione. 
Ovviamente ciò ha senso solo in assenza di patologie, nel qual caso è di fondamentale importanza consultare un medico specializzato in nutrizione. Dico specializzato perché purtroppo mi capita spesso di incontrare persone che mi dicono di aver avuto dal proprio medico (e non mi riferisco solo al medico di base, ma anche a endocrinologi, gastroenterologi, ecc.) la dieta "standard" per curare dei disturbi da cui sono affetti. Niente di più sbagliato, superficiale e oserei dire pericoloso. 
Cominciamo col dire che non esistono diete standard. Ogni individuo è unico e come tale va trattato, seguito e consigliato. Nel prescrivere o consigliare un determinato regime alimentare (sia in situazione fisiologica che patologica), si deve tener conto del gusto, delle peculiarità e anche delle abitudini di vita del paziente. 
Faccio un esempio: se il paziente è vegetariano o vegano non gli si può imporre di mangiare carne o pesce, ma si dovranno suggerire percorsi alternativi. Nessuna dieta funziona se il soggetto è costretto a mangiare ciò che non gradisce o se gli viene somministrata una dieta troppo restrittiva, che prevede sacrifici estremi, che hanno poi come conseguenza sofferenza psicologica e insoddisfazione. La nutrizione deve basarsi su scelte autonome e consapevoli, non su prescrizioni o imposizioni che seguono un protocollo generico. L'individuo deve pertanto essere e restare sempre soggetto attivo nelle proprie scelte alimentari, anche quando viene seguito da un medico, un naturopata, un nutrizionista o un educatore alimentare.
Premesso ciò, è comunque possibile evidenziare dei principi di base da seguire non (solo) in funzione di un dimagrimento, ma per indirizzarsi verso uno stile di vita sano, etico ed ecosostenibile senza troppi sforzi o sacrifici:
1. usare l’auto il meno possibile
2. usare l’ascensore il meno possibile
3. evitare tutte le bibite con zuccheri aggiunti (con o senza gas)
4. sostituire lo zucchero bianco con miele o sciroppo d’acero in piccole quantità
5. sostituire i prodotti a farina bianca con quelli a farina integrale di agricoltura biologica
6. evitare il più possibile i prodotti industriali pieni di zuccheri, grassi, sale e additivi vari (merendine, dolciumi, caramelle, salse pronte, pasti precotti, biscotti, dado da brodo, patatine, wrustel, sottilette, etc.)
7. mangiare la frutta sia fresca che secca come snack
8. non aggiungere formaggi al pasto come se fosse un completamento o un contorno
9. ridurre l’apporto di proteine animali a favore di quelle vegetali (legumi), abbinandole con cereali o pseudocereali (amaranto, quinoa)
10. non raddoppiare nei singoli pasti l’apporto di proteine e/o cereali (es. o pane o pasta o riso o patate, o carne o pesce o uova o formaggi o legumi o soia).

Ovviamente queste sono indicazioni generiche che riguardano l'educazione alimentare di base e che quindi dovrebbero far parte delle nostre abitudini alimentari quotidiane. Dato che così non è non solo per via della globalizzazione, dell'eccessiva industrializzazione dei processi produttivi, della diffusione dell'agricoltura e dell'allevamento intensivo (con gravi danni per la salute nostra e del pianeta), ma anche per motivazioni che dipendono da noi e ci riguardano di persona (quali pigrizia, inconsapevolezza, ignoranza, mancanza di responsabilità), la cosa più semplice è cercare di migliorare le proprie abitudini lentamente, senza strafare. Se cerchiamo di cancellare una cattiva abitudine a settimana, sarà molto più semplice correggere uno stile di vita non etico, non sano e non ecosostenibile. Non abbiamo scuse! La nostra salute dipende da noi, da quello che mettiamo nel carrello della spesa, da cosa e da come cuciniamo e soprattutto da come educhiamo le giovani generazioni. Cerchiamo di educarle alla salute, non alla malattia!

Medicina complementare e discipline bionaturali

Spesso mi vengono chieste informazioni circa le discipline bionaturali ed olistiche, ossia quelle che si basano su un approccio globale (che sarebbe più corretto definire sistemico) sia nell'ambito dell'informazione che in quello della prevenzione primaria. Preferisco non usare la parola "cura" proprio per evitare fraintendimenti e non tradire i presupposti di una disciplina che non cura, ma supporta, aiuta e consiglia. 
Per chi non conoscesse la materia e volendo riassumere in forma semplice il vasto ambito di applicazione della cd “medicina complementare” (per maggiori informazioni vi rimando alla British Complemetary Medicine Association), vale la pena ricordare che comprende un elenco lunghissimo di discipline, quali naturopatia, fitoterapia, educazione alimentare, idroterapia, osteopatia, omeopatia, etc).
Preciso che il naturopata, l’erborista o il consulente in discipline bionaturali non è un medico e non deve invadere il campo di applicazione della medicina tradizionale. Il naturopata è un educatore alla salute: non fa diagnosi e non prescrive farmaci, ma consiglia il percorso più adatto per una corretta prevenzione e uno stile di vita naturale, ovviamente personalizzato in base alle esigenze del singolo cliente.
Un consiglio a tutti: se credete nella naturopatia, nella medicina complementare o nei rimedi bionaturali, diffidate dei ciarlatani, di tutti coloro che, non essendo medici, o si spacciano per tali o invadono il campo della medicina tradizionale facendo diagnosi o, peggio ancora, prescrivendo farmaci, anche se a base di erbe. Ricordate sempre che naturale non è sinonimo di innocuo!

venerdì 7 febbraio 2014

Cos'è la fitoterapia?

La fitoterapia, ossia l'uso delle piante a scopo terapeutico, è in realtà una disciplina complementare alla medicina allopatica, proprio perchè rivolta anch'essa alla cura di disturbi più o meno lievi e, pertanto, dovrebbe operare in sinergia con la medicina ufficiale e non dovrebbe essere intesa come medicina alternativa. La fitoterapia segue infatti lo stesso metodo scientifico della medicina tradizionale, da cui si discosta solo per il tipo di rimedio usato (preparato di provenienza vegetale e non di sintesi).
Spesso la fitoterapia viene confusa con l'omeopatia (che è un ramo della medicina alternativa, basata su interventi terapeutici non ancora provati scientificamente), poichè in entrambe si utilizzano rimedi di provenienza vegetale, sebbene il rimedio fitoterapico non subisca le diluizioni di quello omeopatico.
Inoltre, in assenza di una normativa chiara e definita, capita a volte che fitoterapeuti, operatori del benessere, nutrizionisti e naturopati, per ingenuità, ignoranza, mala fede o per questioni economiche legate alla commercializzazione di questo o quel prodotto vegetale  (soprattutto nel caso dell'integrazione nutrizionale, verso cui ci spinge un marketing spregiudicato, che segue la logica del massimo profitto, anche quando tale supplementazione sia del tutto inutile), sconfinino in sfere di competenza che non appartengono alla loro professione. Se infatti un rimedio fitoterapico viene utilizzato con finalità terapeutiche, esso dovrebbe essere prescritto da un medico e non da altri professionisti che si occupano di supporto alla salute, non di cura delle malattie.
Pertanto, se intendiamo la fitoterapia come attività terapeutica, quindi con lo scopo di curare determinati disturbi, allora dovrebbe essere di competenza esclusiva del medico la diagnosi e la prescrizione di rimedi fitoterapici. Ovviamente la commercializzazione sarà affidata a erboristi, farmacisti e consulenti specializzati nel settore che, oltre a vendere il prodotto, sanno come consigliare il cliente, perchè in possesso di conoscenze specifiche in campo fitoterapico.
La fitoterapia però può e deve rientrare nel bagaglio di conoscenze personali anche del consulente in scienze naturopatiche, in modo da fornirgli un'adeguata preparazione scientifica. Solo così il naturopata avrà la competenza necessaria per informare e consigliare il cliente che preferisce un approccio più naturale per risolvere lievi disturbi. Ovviamente informare sui rimedi fitoterapici non significa prescriverli, fare diagnosi o convincere il cliente ad acquistarli. Un naturopata che rispetti il codice di deontologia professionale, infatti, consiglierà al suo cliente di rivolgersi a un medico per la diagnosi e l'eventuale prescrizione.
 
Image courtesy of Carlos Porto/ FreeDigitalPhotos.net

venerdì 31 gennaio 2014

Come fare le salviettine detergenti ecologiche riutilizzabili

Tempo fa mi è capitato di leggere su un sito americano di rimedi casalinghi fai da te dei suggerimenti davvero interessanti relativi alle pulizie ecologiche della casa. Come ho già specificato in un mio articolo precedente, da tanto cerco di informarmi per trovare soluzioni ecosostenibili non solo dal punto di vista alimentare, ma anche della pulizia e dell'igiene della casa e della persona. Rispettare l'ambiente preferendo rimedi naturali e cercando di evitare il più possibile l'esposizione ad agenti inquinanti e prodotti chimici salvaguarda prima di tutto noi stessi e la nostra salute.
Da tempo ho smesso di comprare una grande quantità di detergenti diversi, il che ha avuto come conseguenza non solo un miglioramento della qualità della mia vita, ma anche un grande risparmio economico. E' incredibile quante cose si possano pulire con bicarbonato, aceto, limone, sapone di marsiglia (tutti prodotti che durano a lungo e che sono davvero economici) e oli essenziali. Questi ultimi sono un pò costosi, è vero,  ma se consideriamo che bastano pochissime gocce quando li usiamo, è facile capire che un flaconcino che costa intorno ai 10 euro durerà per mesi e potremo sfruttare le proprietà batteriostatiche e battericide di un prodotto assolutamente naturale, molto concentrato e con profumazioni gradevolissime.

Come fare dunque ad evitare di comprare le utilissime salviettine detergenti che usiamo spesso per la pulizia di bagni, cucine e oggetti vari? Il procedimento è davvero facile ed è illustrato sul sito americano di cui vi parlavo prima. Eccovi le istruzioni:
  1. tagliare una vecchia maglietta (o altri vecchi tessuti in cotone) in quadrati della dimensione simile a quella delle salviettine detergenti di produzione industriale
  2. prendere un barattolo di vetro con coperchio e versare una tazza abbondante di acqua calda, 2-3 cucchiai di sapone naturale liquido (sul sito si suggerisce il sapone di Castiglia, ma anche quello di Marsiglia va benissimo) e 5-10 gocce del vostro olio essenziale preferito (sul sito si suggerisce quello alla menta, ma sono note le proprietà disinfettanti anche dell'olio essenziale di limone, di rosmarino o di tea tree)
  3. inserire i quadrati di tessuto nel barattolo, premere bene finchè le salviettine hanno raggiunto l'orlo e chiudere il barattolo
  4. capovolgere il barattolo più volte, finchè le salviettine siano intrise completamente
I vantaggi sono davvero notevoli: innanzi tutto eviteremo di esporci a tutti quegli agenti chimici nocivi che vengono utilizzati per produrre i detergenti industriali, inoltre risparmieremo moltissimo perchè, riciclando e riutilizzando vecchi indumenti di cotone, le nostre salviettine saranno lavabili e quindi riutilizzabili moltissime volte.
Un consiglio per chi non avesse a disposizione il sapone di Marsiglia liquido: basta comprare quello solido (l'importante è che sia completamente naturale, ossia puro, quindi sull'etichetta non dovranno comparire altre profumazioni aggiunte), ridurlo in scaglie sottili e usare acqua bollente, in modo che il sapone si sciolga completamente nel barattolo, prima di inserire le salviettine.

Image courtesy of praisaeng / FreeDigitalPhotos.net

mercoledì 29 gennaio 2014

L'estratto di foglie di ulivo: un aiuto per la nostra salute (di Martina Lacchè)

Tutti conoscono l’ulivo, l’albero della vita. Ogni giorno portiamo in tavola i suoi frutti con grande gioia del nostro palato.
Ma non tutti sanno che da millenni questo albero generoso ci dona un alleato per la nostra salute: le sue foglie, dalle quali è possibile estrarre un portentoso rimedio dalle innumerevoli proprietà!
Dopo anni di accurate ricerche ed esperimenti, grazie alla tenacia ed alla passione dell'uomo siamo oggi in grado di sfruttare tutti i benefici di questa preziosa pianta.
Tutti sappiamo che l’olio di oliva contiene molecole di potenti antiossidanti, ma è nelle foglie dell’ulivo che la loro concentrazione è elevatissima: Oleuroperina, Idrossitirosolo, Tirosolo, Acido Elenolico e Rutina in notevole quantità fanno di questo estratto vegetale un prodotto unico nel suo genere, che con semplicità ci aiuta quotidianamente nella lotta contro tutti quei disturbi che sono diventati tipici di questa nostra società.
L’errata alimentazione e lo stile di vita stressante e sedentario ci portano ad accumulare nel nostro corpo tossine e la cattiva informazione ci fa ricorrere ai medicinali ogni volta che insorge anche il più piccolo malessere, senza sapere che invece bevendo questo infuso possiamo combattere dal di dentro l’insorgenza di molti problemi.
Trarre vantaggio da questo portentoso dono della natura significa riappropriarci della capacità di autorigenerazione del nostro corpo, fortificare le nostre cellule per renderle corazzate contro gli attacchi dei radicali liberi e condurre finalmente una vita più sana.
Provare e conoscere questo rimedio naturale vuol dire liberarsi dalla schiavitù dei classici rimedi temporanei, suggeriti dalle case farmaceutiche, che curano i sintomi ma mai le cause.
Solo tornando alla Natura potremo vivere in armonia con noi stessi e con il mondo.
Con 70 ml al giorno di questo estratto di foglie di ulivo possiamo combattere una miriade di problemi: circolazione, pressione alta, colesterolo, gastrite, depressione, difese immunitarie basse, glicemia, stipsi, ritenzione idrica, cellulite e molto altro.

mercoledì 18 dicembre 2013

Qualche consiglio per capelli belli al naturale

Ultimamente mi sta capitando spesso che amiche e colleghe mi chiedano come faccio ad avere capelli sempre perfetti (giudizio loro, non mio!) e da quale parrucchiere vado. Quando rispondo che li curo da sola e che vado dal parrucchiere 3-4 volte all'anno mi guardano sempre con un'espressione a metà tra l'incredulo e il meravigliato. 
Ammetto che fino all'anno scorso ci andavo ogni settimana, sebbene non mi sia mai piaciuto farmi mettere le mani in testa da qualcuno, ma mi ero convinta che diversamente non avrei saputo tenerli in ordine. Quando poi ho iniziato a studiare a ritmi più o meno sostenuti, mi sono accorta che di tempo per andare a farmi mettere le famose mani in testa ne avevo sempre di meno e allora mi sono detta: perchè non usare rimedi naturali anche per i miei capelli? Del resto i miei studi di erboristeria e biochimica hanno soprattutto questo scopo: aiutarmi nel mio percorso del benessere, facendomi acquisire consapevolezza e competenza nelle mie abitudini e nelle mie scelte quotidiane che si ispirano, per quanto possibile, a criteri di ecosostenibilità e rispetto per l'ambiente.
Premetto comunque che se la salute dei miei capelli è migliorata così tanto negli ultimi anni credo sia soprattutto per via delle mie scelte alimentari. Diversamente non saprei a cos'altro attribuire il fatto di non avere più capelli secchi, stopposi, indomabili, con ricci estremamente difficili da trattare che sono stati il mio cruccio fin da bambina. Non posso produrre studi scientifici al riguardo, ma un'idea me la sono fatta! L'aver eliminato molti dolciumi industriali, salumi, zucchero, cibi precotti, piatti pronti e in genere i prodotti con conservanti, coloranti e zuccheri aggiunti ha migliorato moltissimo il mio stato di salute. Il fatto di nutrirmi ora quasi esclusivamente con prodotti vegetali (non sono vegana), cereali integrali e non usare nessun altro condimento se non un pò d'olio extravergine d'oliva a crudo, credo mi abbia facilitato il compito. 
Ma torniamo all'argomento capelli: quali sono i miei rimedi naturali? Innanzi tutto uso shampoo e maschera di buona qualità. Qui non faccio nomi per evitare di fare pubblicità, ma giusto per darvi un'idea preferisco quelli biologici a base di olio di argan, olio di mandorle, karitè, germe di grano, olio d'oliva, olio di jojoba. Non uso sempre lo stesso estratto o la stessa marca. Mi piace variare, anche per testare prodotti diversi e nel caso migliorare i miei acquisti. Dopo lo shampoo e la maschera (che tengo in posa per almeno 5 minuti) uso un estratto di cheratina senza risciacquo che si fissa sul capello riparandolo e nutrendolo grazie all'effetto del calore del phon, che uso sempre con diffusore e a temperatura non troppo alta. Dopo aver asciugato l'eccesso di umidità uso un gel leggero per dare forma ai ricci e un pò d'olio sulle punte. Nient'altro! Niente lacca, niente prodotti aggressivi, niente piastra, niente spazzola e niente asciugature ad alta temperatura. D'estate faccio qualche impacco d'olio pre-shampoo. Bastano 30 minuti con una cuffietta in testa mentre si fa altro... semplice e veloce, non credete?

giovedì 5 dicembre 2013

La macchina meravigliosa che non tutti conosciamo

Vi siete mai chiesti come funziona il vostro corpo, un organo specifico o come si attiva (o disattiva) un singolo processo chimico-biologico? Quando respiriamo, ci muoviamo, mangiamo, digeriamo neanche facciamo caso alla complessità dei processi in atto. Molti sono involontari (il battito del cuore, la circolazione sanguigna e linfatica, la respirazione, ecc.), per cui avvengono automaticamente nel nostro organismo, altri invece sono guidati dalla nostra volontà e dalle nostre decisioni.

Studiare chimica, biochimica e biologia (tanto per citare alcune discipline che sono entrate a far parte del mio percorso di vita e di studio già da tempo) ci permette di capire il funzionamento di ciò che avviene nel nostro corpo. Indipendentemente dal livello di approfondimento con cui si approcciano tali materie scientifiche (scuola elementare, media, superiore, università, master, perfezionamenti, ecc.), il risultato del processo di apprendimento è sempre lo stesso: la consapevolezza che il nostro organismo sia una macchina meravigliosa. Imparare a conoscerlo significa imparare a rispettarlo. Comprendere i meccanismi di funzionamento a livello cellulare, dei tessuti, degli organi, degli apparati fino ad arrivare alla visione complessiva del nostro organismo, secondo un approccio che viene generalmente definito olistico, ci guida verso l'idea di salute consapevole. Se sappiamo cosa ci fa sentire bene e cosa invece ci provoca malessere, possiamo gestire in modo consapevole la nostra salute e il nostro livello di benessere. Conoscere significa quindi rispettare l'organismo e i suoi processi non solo chimico-biologici, ma anche socio-psicologici. Nel lavoro di ogni singolo organello di una cellula microscopica c'è tutto un universo: citoplasma, membrana cellulare, nucleo, ribosomi, mitocondri... una vera e propria centrale operativa sempre in azione. Nella sua armonica complessità ritrovo il senso della vita, il senso del profondo rispetto che tutti dovremmo avere nei confronti del nostro corpo e della sua fisiologia. Nella scienza trovo il più grande conforto e la più profonda sensazione di benessere. Solo attraverso la conoscenza possiamo liberarci della paura dell'ignoto. Comprendere, infatti, significa dissolvere tanti dubbi. Quando avvertiamo una sensazione di malessere, quando ci sentiamo privi di energie, trovare la giusta soluzione, assumere il giusto atteggiamento risulta mille volte più semplice se siamo a conoscenza di ciò che momentaneamente non funziona o non ci fa sentire al massimo delle nostre potenzialità. Con questo non intendo dire che dovremmo essere tutti medici, biologi, naturopati o operatori del benessere, ma tutti dovremmo occuparci della nostra salute con impegno e in modo consapevole. Ripensare le nostre abitudini quotidiane, fare movimento, alimentarci in modo corretto è un diritto-dovere di tutti, proprio nel rispetto di noi stessi e della nostra salute.

Purtroppo sempre più spesso si ricorre ai farmaci, anche quando basterebbe un pò di attenzione in più, anche quando la prevenzione da sola basterebbe ad evitarci l'ingestione di prodotti di sintesi. Certo, mandare giù una pillola è molto più facile e veloce di assumere uno stile di vita naturale, ma siamo certi che ciò che è facile sia allo stesso tempo necessario? Se avessimo piena consapevolezza dell'affaticamento dei nostri reni a seguito dell'assunzione di farmaci, lo faremmo anche quando non è fondamentale? Ogni giorno vedo persone fare un uso indiscriminato di farmaci e, quando succede, ciò è dovuto o a ignoranza o a mancanza di rispetto per se stessi. C'è chi prende antibiotici per un semplice raffreddore non sapendo che in questo modo non solo il raffreddore non passa, ma che a lungo andare l'organismo non sarà in grado di rispondere positivamente agli antibiotici, proprio perchè assuefatto.

Rispettate il lavoro del vostro corpo e, se proprio non volete facilitargli il compito, almeno non sabotatelo!

Rimedi naturali per cervicalgia e lombalgia






Di certo molti di voi sanno cosa significhi soffrire di cervicalgia e/o lombalgia, eppure pochi conoscono i rimedi naturali per alleviare il dolore e arginare i sintomi più acuti. Non sono un medico e pertanto il mio articolo non vuole sostituirsi ad una consulenza professionale. Posso solo dirvi ciò che da anni ho sperimentato su me stessa e ciò che, almeno per me, funziona. Quando mi sono accorta di avere questo “problemino” (due ernie in zona lombosacrale e varie protrusioni nella zona cervicale) avevo due opzioni: seguire passivamente una terapia farmacologica o cercare di documentarmi il più possibile alla ricerca di rimedi naturali per alleviare la sintomatologia dolorosa. Inutile dire che ho scelto la seconda. Anni di letture, studi, ricerche e terapie varie mi hanno portato ad affrontare la situazione con più consapevolezza. Ciò che ho notato, quando ho cercato di condividere la mia esperienza, è che la maggior parte delle persone che hanno il mio stesso problema decide invece di optare per l’assunzione di farmaci. Lungi da me giudicare le loro scelte, ma penso valga la pena fare alcune osservazioni.

1. Chi decide di assumere farmaci in genere non ha mai neanche tentato una via alternativa o, se l’ha fatto, non ha portato a termine il percorso perchè o troppo lungo o troppo “complicato”. Cosa ci sarà di così complicato nel provare rimedi naturali, non saprei. Almeno per me, è molto più complicato in termini di effetti collaterali assumere farmaci ciclicamente.


2. Prendere una medicina è facile e, soprattutto, deresponsabilizza. Si va in farmacia, si manda giù la pillola e ci si sente a posto con la coscienza. Non serve impegno, non serve documentarsi. Si fa prima e va bene così. Poco importa se poi altre parti del corpo possano soffrire…


Se anche voi siete d’accordo col mio punto di vista e preferite, se possibile, ricorrere a rimedi naturali evitando un uso indiscrimintao di farmaci, eccovi alcuni consigli che mi auguro possano migliorare la situazione.


1. Se decidete di assumere un farmaco, scegliete antidolorifici che siano anche antinfiammatori. Diversamente si agirà solo sui sintomi, non sulla causa. Quando l’effetto è finito, il dolore ritorna perchè il problema è ancora lì. A ciò aggiungiamo che ogni medicina ha possibili effetti collaterali. 


2. Fate esercizio regolarmente (non quando si verifica la fase acuta). Niente di intenso, bastano semplici esercizi che potete trovare sul web. L’importante è non strafare ed eseguirli lentamente e con regolarità. 15 minuti al giorno tutti i giorni funzionano di più di un’ora 2 volte alla settimana. 


3. Camminate il più possibile, ma ad una condizione: usate scarpe comode e adatte al vostro piede. Nel caso rivolgetevi ad uno specialista e usate un plantare personalizzato. Camminare con scarpe non adatte potrebbe peggiorare la situazione!


4. Non portate borse e/o tracolle pesanti. Se dovete fare la spesa usate un carrellino.


5. Evitate il più possibile luoghi umidi. Se proprio siete costretti ad uscire sotto la pioggia battente indossate un cappello (io uso quelli di velluto che sono caldi e leggeri perchè non tollero la lana) e una sciarpa (le pashmine di viscosa, lana, cotone, ecc. vanno benissimo).


6. Se davvero il dolore è insopportabile, procuratevi un cuscino imbottito di semi o noccioli. Se non li trovate in giro, date uno sguardo sul web. Si trovano a prezzi abbordabili (meno di 20 euro). Si scaldano nel microonde per 2 minuti, si appoggiano sulla parte dolorante e rilasciano calore per un bel pò di tempo. In alternativa ci sono i cerotti termici.


7. Ricordate che il riposo in certi casi è la migliore medicina. Meglio non andare al lavoro per un giorno o due che rischiare di peggiorare i sintomi ed essere poi costretti a letto per una settimana. Un mal di schiena trascurato potrebbe bloccarvi a letto per un bel pò. Meglio non rischiare!

Le proprietà anticancro di fragole e caffè: lo testimoniano due articoli pubblicati su Natural Society*



“Le fragole uccidono il 69% delle cellule del cancro al seno e prolungano la vita. Questo nuovo studio ha mostrato che l’estratto di fragola ha inibito la proliferazione delle cellule del cancro al seno dell’84% e quelle della leucemia del 90% dopo 72 ore. In parte responsabile di questo risultato è stata l’eliminazione delle cellule cancerogene (69% delle cellule del cancro al seno e 63% di quelle della leucemia). Molto più impressionante è stato come l’estratto di fragola abbia prolungato la sopravvivenza nei topi: i topi col cancro al seno non trattati erano tutti morti dopo 40 giorni, ma, se trattati con le fragole, il 70% era ancora vivo dopo 40 giorni e il 30% dopo 300 giorni. Può tutto ciò tradursi in reali benefici anche per le persone? Assolutamente sì. Un recente studio americano ha mostrato che per ogni due porzioni di frutti di bosco assunte settimanalmente, le donne hanno visto il 28% di regressione nel rischio di cancro al seno. Una porzione = 80 gr. di frutti di bosco, e in questo caso i frutti di bosco includevano sia mirtilli che fragole. Morale: mangiate frutti di bosco in quantità durante tutto l’anno – 80 gr di fragole hanno solo 26 calorie e meno di 4 gr di zucchero!”

*per l’articolo originale in inglese pubblicato su Natural Society cliccate qui.



“Se vi piace godervi una tazza di caffè a prima mattina, potreste andare incontro a un rischio minore di contrarre cancro al fegato rispetto a chi non lo beve. Se ne bevete un paio al mattino, potreste ridurre tale rischio ancora di più. Secondo questa nuova ricerca il consumo quotidiano di caffè potrebbe diminuire del 40% il rischio di cancro al fegato. Secondo la nuova ricerca pubblicata su Clinical Gastroenterology and Hepatology:La nostra ricerca conferma le precedenti teorie che il caffè faccia bene alla salute e in particolare al fegato – ha affermato il dott. Carlo La Vecchia, autore dello studio. – L’effetto positivo del caffè sul cancro al fegato potrebbe essere dovuto alla provata prevenzione del diabete operata dal caffè, o ai suoi benefici effetti sulla cirrosi e gli enzimi del fegato – I ricercatori hanno effettuato un’analisi comparata degli studi pubblicati tra il 1996 e il 2012. E’ stato utilizzato un totale di 16 studi di alta qualità che ha coinvolto 3153 casi. Ciò che hanno scoperto è che il consumo quotidiano di caffè diminuisce il rischio di cancro di un buon 40%. Bere tre tazze di caffè ogni giorno ha un effetto ancora migliore, in quanto riduce il rischio di cancro al fegato di più del 50%. Sebbene la ricerca non definisca una causa precisa e un’effettiva relazione tra il consumo di caffè e il rischio di cancro al fegato, il legame non può essere ignorato. Inoltre, è noto che il caffè riduce il rischio di contrarre diabete, e dato che il diabete è un ben noto fattore di rischio di cancro al fegato, la fumante bevanda mattutina potrebbe avere molteplici e relativi benefici effetti sulla salute. All’inizio di quest’anno, uno studio giapponese ha scoperto che bere caffè o tè giornalmente può ridurre il rischio di ictus di circa il 20%. Il dato viene fuori da studi condotti su circa 83.000 individui tra i 45  i 74 anni. I benefici del caffè sono molteplici; gli studi infatti connettono l’assunzione di caffè con i seguenti effetti positivi:

  • Protezione contro l’ispessimento delle arterie

  • Abbassamento del rischio di ammalarsi di depressione

  • Rischio ridotto e rallentata progressione della demenza

  • Rischio ridotto di contrarre cancro al fegato

  • Rischio ridotto di contrarre diabete

Se siete bevitori di caffè e sperate di raccogliere tutti i benefici che offrono i chicchi, prendete in considerazione il caffè di coltivazione e produzione biologica. Provate anche il caffè verde (green coffee). Dato che i chicchi di caffè verde non sono stati tostati, mantengono una concentrazione più alta di antiossidanti e possono produrre benefici anche migliori di quelli marroni.
*Per l’articolo originale in inglese pubblicato su Natural Society cliccate qui.



I 5 cibi da non mangiare quando si è ammalati o si combatte un raffreddore*

E’ quasi arrivato il periodo dell’anno in cui iniziamo a far circolare il raffreddore così come ci passiamo i piatti durante le feste. Sebbene in giro ci siano numerose fonti per rimedi naturali contro il raffreddore (aglio, zenzero, idratazione, ecc.), è bene anche conoscere quali cibi evitare quando siamo ammalati o combattiamo un raffreddore. Eliminando questi cibi, mentre si spera che ne consumiamo altri che rafforzano il sistema immunitario, si può guarire più facilmente e ridurre la gravità dei sintomi.


1. Alcol (l’alcol indebolisce il nostro sistema immunitario e ci disidrata. Entrambi questi fattori possono peggiorare il raffreddore e lasciarci con una difficile giornata da affrontare. Il punch caldo della nonna potrebbe migliorare la situazione momentaneamente, ma la cosa migliore è rilassarsi evitando di strafare. Se abbiamo preso il raffreddore, giriamo alla larga dall’alcol in modo da mantenere l’organismo ben idratato e il sistema immunitario che funzioni al massimo.)


2. Latticini (I latticini possono essere al limite consumati in piccole quantità, in quanto il loro consumo può non aggravare la situazione di alcuni e peggiorare quella di altri. I latticini possono aumentare la produzione di muco e di certo non abbiamo bisogno di altro muco quando siamo ammalati. Se il gelato vi provoca un effetto piacevole in gola, cercate di optare per un diverso dessert surgelato, quali ad esempio le barrette alla frutta surgelate. Esse avranno un effetto quasi anestetizzante sulla vostra gola irritata e vi forniranno un pò di utile vitamina C.)


3. Succhi di frutta ( se vi piace fare i vostri succhi di frutta in casa fatti solo di frutta al 100%, allora beveteli! Ma se andate alla ricerca del comune succo d’arancia quando siete raffreddati, evitatelo e starete meglio senza! I comuni succhi di frutta sono arricchiti con zuccheri e tali zuccheri possono ridurre la capacità dei globuli bianchi di combattere la malattia. I benefici che potreste ricavare dalla vitamina c sono annullati dallo zucchero aggiunto. Quello che inoltre dev’essere sottolineato quando si suggerisce di evitare i succhi di frutta è in realtà il consiglio di evitare lo zucchero.)


4. Cibi fritti (Evitate i grassi in eccesso quando siete malati. Ciò vale per gli snack industriali e i cibi fritti. I cibi pieni di grassi provocano infiammazioni e l’infiammazione produce un sistema immunitario meno attivo.)


5. Fast food e cibi industriali (Sorpresa, sorpresa – dovrebbe essere la cosa più ovvia da cui tenersi alla larga quando siamo ammalati. Il Fast food e la maggior parte dei cibi di produzione industriale sono privi  di valori nutritivi; ciò significa che non apportano nulla per migliorare il sistema immunitario o lo stato di salute. La maggior parte di questi cibi non solo proviene da cibi geneticamente modificati, ma contiene anche una grande quantità di ingredienti che abbassano le difese immunitarie come lo sciroppo di glucosio con alte percentuali di fruttosio, l’aspartame, i coloranti artificiali, il glutammato monosodico, il dimethylpolysiloxane, ecc.. Nonostante alcuni ospedali irresponsabili servano Mc Donald ai loro ammalati, ciò non significa che questi cibi abbiano un qualche valore.)


Ecco ora come prevenire un raffreddore: evitate quei cibi che vi fanno ammalare e consumate queli che migliorano il sistema immunitario. Quando siete ammalati seguite una dieta fatta di cibi organici, freschi e pieni di liquidi. Bevete tè, mangiate zuppe, usate spezie come turmeric, zenzero e aglio, consumate miele e prendetevi cura di voi stessi in modo da guarire in maniera naturale. In genere i peggiori sintomi di un raffreddore durano pochi giorni se avete un sistema immunitario ben funzionante. Curate quindi tutto il corpo con la giusta alimentazione e non solo il naso che cola coi farmaci da banco.


*Per l’articolo originale in inglese cliccate qui

Se fa male all'ambiente fa male a me

Le mie grandi passioni sono sempre state l'ecologia, la botanica, l’erboristeria e in generale tutte le discipline legate all'universo naturale e alla sua tutela. Ciò mi ha indirizzato verso un tipo di alimentazione consapevole legata ad un concetto di salute "transdisciplinare". 
Star bene non significa riduttivamente non essere malati, ma significa adottare uno stile di vita naturale e consapevole, fare movimento, allenare la mente esponendola a nuovi stimoli (leggere, viaggiare, seguire una passione, imparare una lingua… insomma essere aperti a diverse opportunità culturali).
La mia voglia di apprendere e condividere le mie conoscenze si è poi concretizzata nelle attività del Libero Istituto di Impatto Antropico (definito sinteticamente Progetto L.I.d.I.A.), che si occupa proprio del delicato rapporto tra Uomo e Natura. In particolare vengono trattate tematiche afferenti alle seguenti aree: ambiente, ecologia, biogeografia, antropologia, salute e benessere, bioetica, educazione ambientale ed alimentare, alimentazione etica ed ecosostenibile, sviluppo sostenibile, etnomedicina ed etnobotanica con un approccio interdisciplinare.
Quando scelsi il nome da dare a questo progetto, pensai con attenzione allo scopo che avrebbe avuto: condividere i miei studi e le mie ricerche, da sempre caratterizzate da un approccio integrato tra le scienze umane e le discipline scientifiche. Il mio percorso formativo si snoda infatti attraverso ambiti disciplinari diversi, che però convergono in un punto: l’etica e la difesa dell’ambiente, in particolar modo lo studio del rapporto uomo-ambiente, definito più precisamente “impatto antropico”.
Da qui l’idea di legare con un semplice acronimo ciò che mi caratterizza da sempre: il mio nome e la mia passione per le discipline inerenti alla tutela della salute del Pianeta. Così è nato il Libero Istituto di Impatto Antropico, uno spazio virtuale (e non solo), in cui si propone un’alternativa allo sfruttamento degli esseri viventi, al cibo industriale, al consumismo dilagante e fine a se stesso, alle mode del momento, al vuoto culturale, alla mancanza di rispetto per se stessi e l’ambiente circostante.
In realtà l’alternativa è una sola: l’amore per la Natura (e qui la maiuscola è d’obbligo!).
Se si distrugge per arricchirsi di beni materiali, se si depreda per sentirsi padroni, allora non siamo degni di essere chiamati esseri umani. Siamo esseri sì, ma disumani!
Forse saremo padroni, ma i padroni di terre distrutte e vandalizzate non sono altro che i padroni del NULLA.
In questo sito (e non solo) si propone quindi una filosofia di vita basata sull’etica e sull’ecosostenibilità Lo scopo è diffondere e condividere un approccio alla vita basata sul benessere ambientale, soprattutto attraverso la divulgazione di una pedagogia e un’ecologia dell’alimentazione per la difesa dell’ambiente e della salute di tutti gli esseri viventi. Il mio motto è: “Se fa male all’ambiente fa male a me”.

Medicine alternative e religione

Il legame tra medicine alternative e religione è evidente quando tali pratiche mediche presuppongono un atto di fede, ossia la convinzione che tali cure siano efficaci sempre e comunque. Medicine alternative e religione si basano, infatti, su verità rivelate, su dogmi incontrovertibili e immutabili, su rituali fissi, regole prescrittive e spiegazioni non razionali dei fenomeni. Le medicine alternative, sia orientali che occidentali, non utilizzano un metodo scientifico e, come le sette religiose, tendono a veicolare l’idea secondo la quale i seguaci di questa o quella pratica medica alternativa costituirebbero un’elite culturale di “illuminati”, che, attraverso riti e terapie di gruppo, possono raggiungere uno stato di armonia spirituale.

Preciso che quando parlo di medicine alternative, non mi riferisco a quelle complementari, che si basano comunque su una diagnosi medica tradizionale, integrandola poi con altre valutazioni. Se, ad esempio, assumiamo un farmaco di origine vegetale, se ci curiamo utilizzando i principi attivi delle erbe officinali, cambia il prodotto che assumiamo, ma non il metodo (che è pur sempre un metodo scientifico, secondo il quale l’estratto vegetale viene testato in laboratorio prima di essere commercializzato). Le proprietà delle erbe officinali sono infatti note da tempo e continuano ad essere oggetto di studi e ricerche scientifiche.

Fermo restando che la condizione di benessere debba essere definita in senso olistico, in quanto la sfera fisica non può e non deve essere separata da quella psicologico-emozionale, medicine alternative quali quella tradizionale cinese o quella ayurvedica a tutt’oggi non hanno dato alcun apporto significativo alla scienza medica occidentale, risolvendo gravi patologie. Esse riguardano piuttosto la ricerca di un equilibrio psicologico-spirituale, di uno stile di vita naturale in armonia con l’universo, il che di certo favorisce uno stato di salute e benessere fisico, ma ciò non prova scientificamente l’efficacia di tali pratiche alternative in sostituzione di quelle della medicina convenzionale. Le tecniche che hanno come scopo il raggiungimento di una condizione di relax psico-fisico e uno stile di vita naturale attengono in realtà alla sfera della prevenzione, non a quella della medicina allopatica, il cui scopo è specificamente quello di curare patologie.

Quando mi si chiede se sono religiosa, prima di rispondere effettuo sempre questa distinzione: se per religione si intende quella cristiana cattolica o quella islamica, allora di certo devo professarmi atea. La scienza non è un atto di fede e non lo presuppone: essa si basa sul metodo sperimentale, su dati di fatto che sono il risultato di studi, ricerche ed esperimenti di laboratorio, ma che non hanno la pretesa di essere validi in ogni caso e per sempre. Essi sono infatti validi fino a prova contraria e lo sono nella misura in cui tali esperimenti abbiano dimostrato l’efficacia di questo o quel ritrovato, con le dovute eccezioni, casi di insuccesso terapeutico e relativi effetti collaterali. Se invece per religione si intende il rispetto religioso dell’ambiente, l’equilibrio con la natura, l’armonia mente-corpo-spirito, la reductio ad unum con l’universo, allora di certo e con orgoglio posso definirmi estremamente religiosa. Piuttosto che pregare un deus ex machina che scenda a risolvere i miei problemi o quelli del mondo, preferisco impegnarmi quotidianamente mettendo in pratica ed insegnando il significato del concetto di responsabilità, consapevolezza e sacrificio nel rispetto di sé, dell’ambiente e della natura.

L'orzo perlato dolce

Quando ho iniziato a studiare Scienze dell'Alimentazione, ho cominciato a sperimentare cereali meno conosciuti e utilizzati, alternandoli e in parte sostituendoli ai molto più diffusi prodotti della farina bianca (quali ad esempio riso integrale, orzo, farro, miglio).
Oggi vi suggerisco l’ORZO. Potete trovarlo in due varianti: orzo integrale e orzo perlato. Per le ricette salate potete tranquillamente visionare i tanti siti di cucina. 

In questo articolo, però, vi propongo una mia personale variante: l’orzo perlato dolce. Potete mangiarlo a colazione, in sostituzione di latte o yogurt e cereali, o a merenda. Ve lo sconsiglio come dessert… soprattutto se avete già mangiato pane, pasta o altri cereali.

Eccovi la ricetta (dose per una persona):


Ingredienti: 50 gr orzo perlato, 2 cucchiai di miele non riscaldato (quello che si presenta cristallizzato, non liquido), frutta mista a scelta (io aggiungo uva passa, mela, pera, fichi secchi, datteri), scorza d’arancia, scorza di limone, zenzero (possibilmente fresco), cannella, 1 foglia di alloro, acqua q.b.


Procedimento: lessare l’orzo perlato in 250 ml di acqua. A metà cottura aggiungere la frutta tagliata a pezzetti e gli aromi e lasciar cuocere. L’orzo cuoce in genere in 30-40 minuti, per cui vi consiglio di tenere sempre a portata di mano dell’acqua bollente da aggiungere nel caso ce ne fosse bisogno. Spegnere il fuoco, coprire e far raffreddare. Quando si è intiepidito, aggiungere il miele, mescolare, spolverizzare con un pò di cannella e servire.

Risparmiare senza sacrifici

Spesso mi capita di sentire persone che si lamentano per l'alto costo dei prodotti provenienti da agricoltura biologica, sostenendo che non sanno a cosa rinunciare. Queste stesse persone, però, invece di rinunciare al superfluo, fanno scelte sbagliate e non ecosostenibili per la propria salute e per quella dell'ambiente.
Innanzi tutto non è assolutamente vero che essere vegetariani, vegani o comprare prodotti biologici costi una fortuna. Vi posso assicurare che, da quando li compro e faccio attenzione al modo in cui faccio la spesa, a fine mese risparmio dai 50 ai 70 euro.
Innanzi tutto ho iniziato a eliminare i detergenti assolutamente inutili che compravo. Non servono mille prodotti diversi per pulire e disinfettare bagno, cucina, forno, divani, terrazzi, ecc. E soprattutto molti detergenti possiamo autoprodurli senza spreco di tempo e denaro, rispettando l'ambiente e difendendo la nostra salute e la qualità della nostra vita.
Per detergere e disinfettare le superfici lavabili quali piastrelle, piano cucina, pavimenti, vetri, ecc. bastano pochi ingredienti: aceto, bicarbonato di sodio, acido citrico, acqua distillata, acqua ossigenata, alcool, sale da cucina, limone e oli essenziali (che sono batteriostatici ed alcuni anche battericidi). Poi, se abbiamo un pò di tempo in più e vogliamo cimentarci nell'autoproduzione di detersivo per lavastoviglie e lavatrice, possiamo risparmiare ancora di più. Sul web è facile trovare ricette e tutorial per autoprodurre semplici cosmetici e detergenti per casa e persona.
Per quanto riguarda l'alimentazione, se riusciamo ad eliminare un bel po' di prodotti industriali, di certo potremo permetterci di comprare un buon olio extra vergine d'oliva, pasta integrale biologica, pane integrale a lievitazione naturale, cereali integrali e frutta e verdura da agricoltura biologica, ovviamente pagandoli qualche euro in più. 
Si può decidere di entrare in gruppi di acquisto solidali, fare la spesa dal contadino di fiducia o rivolgersi ad una piccola azienda per portare a casa prodotti a km 0. Ritengo sia meglio puntare sulla qualità che sulla quantità, dato che oggi l'accesso al cibo almeno in Italia è garantito più o meno a tutti e che la percentuale di persone obese o in sovrappeso sta aumentando sempre più, data la diffusione delle cosiddette malattie tipiche dei paesi industrializzati (ipertensione, patologie cardiovascolari, diabete, insulinoresistenza, tumori).
Risparmiare significa anche e soprattutto non sprecare, minimizzando o comunque riducendo gli scarti (alimentari e non). Con la frutta matura potremo fare marmellate e composte, potremo mettere sott'olio e aceto verdure e ortaggi vari e, eliminando o limitando il consumo di carne a favore di proteine vegetali (legumi secchi e frutta secca), miglioreremo il nostro stato di salute senza svuotare troppo il portafogli. 
Chi ha voglia di dare una mano all'ambiente può comprare una compostiera, in questo modo ridurrà la quantità di rifiuti organici e potrà avere del buon compost per fertilizzare l'orto o le piante in vaso su balconi e terrazzi di casa. Alcuni comuni prevedono anche uno sconto sulla tassa sui rifiuti urbani per chi utilizza una compostiera per gli scarti vegetali, per cui vale la pena informarsi.
Se volete seguire uno stile di vita “green” e più salutare, eccovi quindi la lista di ciò che potremmo evitare di comprare o ridurre sensibilmente:
1. zucchero (possiamo utilizzare piccole quantità di miele, sciroppo d'acero, di agave o di fiori di sambuco)
2.
merendine, dolciumi, caramelle, chewing gum, salse pronte, cibi precotti, cibi in scatola, creme pronte, sottilette, wrustel e in genere quasi tutti i cibi che contengono additivi diversi
3.
bibite gassate e/o zuccherate (possiamo sostituirle con acqua e limone, tè e tisane fatte in casa).
Non dimentichiamo inoltre di utilizzare il più possibile gli elettrodomestici a pieno carico senza esagerare con le dosi dei detergenti. Il miglior risparmio nasce dall'evitare gli sprechi.