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sabato 13 ottobre 2018

Il mio percorso del benessere: come ho curato la mia dipendenza dagli zuccheri




Che gli zuccheri creino dipendenza è vero e l’ho sperimentato di persona. Fino a qualche anno fa sentivo il “bisogno” di qualcosa di dolce al termine del pasto, mi capitava di mangiare biscotti, dolciumi vari, cioccolatini e usavo tanto zucchero nel the. Poi, piano piano, ho voluto sperimentare su me stessa gli effetti di un regime alimentare diverso. Giuro che non ho fatto alcun sacrificio, anzi mi è venuto spontaneo e naturale ed è stato un vero e proprio piacere. Più studiavo e mi informavo, più mi veniva la curiosità di mettere in pratica quello che chiamo “il mio percorso del benessere”.

Ora a casa mia non ci sono più merendine, dolciumi, snack, dessert industriali, prodotti con zuccheri aggiunti... a dir la verità non c'è neanche un pacco di zucchero. La cosa meravigliosa è che non solo non li mangio più, ma non mi viene alcuna voglia di comprarli quando li vedo in bella mostra al supermercato. Mi concedo una fettina di dolce casalingo se me lo offrono, qualche quadretto di cioccolata fondente (quella con almeno il 60% di cacao, non quella che spacciano per fondente anche se non lo è), marmellata fatta in casa a colazione, frutta secca (datteri, fichi, albicocche, mandorle, noci, nocciole) e dolcifico tassativamente con miele sciroppo d’acero, di agave o di fiori di sambuco (che sono anche più gustosi dello zucchero).

La mia giornata inizia con una sana colazione. Rigorosamente seduta a tavola, senza fare corse per casa. Mi sveglio 15 minuti prima e vi assicuro che quando diventa un’abitudine non è affatto un sacrificio. D’inverno bevo the o tisane dolcificate con miele crudo (quello che cristallizza, non quello liquido), a cui aggiungo due fette biscottate integrali con un pò di marmellata di frutta biologica o del miele (mi piace variare, ma in genere uso quello di arancio, limone, eucalipto, acacia e tiglio) e un frutto. D'estate a volte mangio uno yogurt cremoso (adoro quello greco), a cui aggiungo frutta fresca e avena (non uso cereali dolcificati di produzione industriale… se voglio qualcosa di particolarmente gustoso aggiungo all’avena pezzetti di frutta secca e qualche scaglia di cioccolato fondente extra). Mi diverto anche a preparare tanti frullati, spremute e smoothies fatti con frutta fresca di stagione.

A pranzo e a cena, variando le verdure, i cereali e l’apporto proteico si possono preparare un’infinità di piatti. D’estate il mio pranzo tipico è una bella insalata piena di verdure diverse a cui aggiungo o noci o filetti di salmone o scaglie di parmigiano e dei crostini di pane integrale.

E per quando mi viene fame nell’arco della giornata ho trovato una soluzione semplice e pratica: qualche nocciola, qualche mandorla o qualche gheriglio di noce… senza esagerare, dato che contengono molte calorie. Se non vado di fretta e non lavoro, invece, mangio frutta fresca (in genere una bella banana).

Vi assicuro che non è un sacrificio. Mi sento molto meglio e sono riuscita a risolvere tanti problemini di salute senza alcuna terapia farmacologica. Ricordate però che una dieta equilibrata è inutile se non camminate, non fate le scale, non vi muovete!

mercoledì 20 luglio 2016

I 10 errori alimentari più comuni

Un regime alimentare dovrebbe essere frutto di una scelta consapevole e responsabile, non di semplici abitudini  tramandataci spesso passivamente dai nostri familiari e da reiterare altrettanto passivamente, senza interrogarci su quanto la nostra dieta possa essere salutare per noi, per i nostri figli e per l'ambiente in cui viviamo.   
Se è vero che la cultura gastronomica identifica e caratterizza paesi, regioni e anche piccole entità geografiche, e che quindi va salvaguardata come tale, è anche vero che bisogna tener conto dei cambiamenti climatici, delle nuove scoperte scientifiche, della possibilità o meno di reiterare dei modelli alimentari che non sono più in linea con i tempi e che possono risultare estremamente dannosi, esponendoci a patologie anche gravi (obesità, problemi cardiocircolatori, ipertensione, allergie, intolleranze, etc.), che possono influire sia sull'aspettativa di vita che sul grado di benessere psicofisico.
Un primo passo per prendere coscienza è quello di capire quali sono gli errori alimentari più comuni, spesso frutto di inconsapevolezza e superficialità. Alcuni sono davvero facili da correggere, per altri invece occorre un pò di impegno e soprattutto un pò di pazienza. Per far sì che un comportamento (buono o cattivo che sia) diventi un'abitudine c'è infatti bisogno di un pò di tempo. Ciò significa che se abbiamo maltrattato il nostro organismo per trenta o quaranta anni, non possiamo pretendere che all'improvviso, dopo una settimana di dieta sana e alimentazione naturale, cambi tutto e per sempre. Cerchiamo quindi di individuare le nostre cattive abitudini e di armarci della giusta dose di pazienza per migliorare il nostro stato di salute e prevenire serie patologie.

Eccovi dunque la lista dei più comuni errori alimentari:

1. Considerare le verdure un semplice contorno. In realtà le verdure dovrebbero costituire la pietanza principale, accompagnate da cereali e alimenti con apporto proteico, meglio se di origine vegetale, quali i legumi.
2. Non mangiare frutta o consumarla a fine pasto. Se si mangia la frutta a fine pasto, la costringiamo a restare nell'intestino più a lungo di quanto sarebbe sufficiente, provocandone la fermentazione. Meglio consumare frutta a colazione o come semplice snack, al posto di merendine e dolciumi vari.
3. Mangiare il formaggio come un contorno. Niente di più sbagliato! E' inutile e dannoso sovraccaricare il pasto con altri grassi e altre proteine.
4. Utilizzare la margarina pensando che sia più “leggera” di olio e burro. La margarina è un grasso idrogenato, il che significa che non è un prodotto naturale, ma di sintesi. Per rendere gli oli vegetali solidi viene addizionato idrogeno.
5. Mangiare prodotti raffinati (zucchero bianco e prodotti delle farine bianche). La lavorazione industriale non solo impoverisce gli alimenti, ma usa prodotti di sintesi per sbiancarli.
6. Usare dolcificanti industriali al posto dello zucchero. Così facendo utilizziamo un prodotto di sintesi al posto di uno naturale. I migliori dolcificanti, a mio parere, sono miele e sciroppo d’acero.
7. Bere bibite gassate zuccherine, peggio ancora se in versione diet. Sono ricche di coloranti, conservanti e dolcificanti industriali.
8. P
referire fette biscottate e grissini al pane, ritenendoli più leggeri. Eccovi il contenuto di kcal per 100 gr di prodotto a confronto:
PANE: 279 – PANE INTEGRALE: 243 – GRISSINI: 380 – FETTE BISCOTTATE: 409
9. Preferire cibi industriali a cibi naturali (salse pronte, piatti pronti, cibi precotti, dolciumi vari, biscotti, sughi pronti, insaccati, sottilette, wrustel, ecc.).

10. Eccedere con alcool e caffè.


A ciò vorrei aggiungere qualche indicazione generale: innanzi tutto evitiamo il fumo, muoviamoci di più e cerchiamo di limitare al massimo i prodotti industriali. Non solo sono più calorici, ma contengono una lista di ingredienti artificiali (coloranti, conservanti, grassi idrogenati, esaltatori di sapidità, edulcoranti) di cui non abbiamo bisogno. Personalmente evito il più possibile di consumare cereali a farina bianca e da anni non utilizzo lo zucchero bianco. In realtà la farina bianca e lo zucchero bianco non esistono, in quanto vengono sbiancati con prodotti e procedimenti industriali a carattere chimico. Ricordate però di optare per cibi da agricoltura biologica, se scegliete quelli integrali.

giovedì 5 dicembre 2013

Il mio percorso del benessere: come ho eliminato i cibi industriali




Il mio percorso del benessere non si è limitato alla semplice eliminazione di zucchero raffinato e dolciumi industriali, ma ha avuto (ed ha) come scopo ultimo quello di limitare al massimo i cibi di derivazione industriale, sostituendoli con alimenti il più possibile naturali. Ovviamente questo non significa evitare il supermercato e farsi la pasta e il pane in casa, ma significa privilegiare alimenti freschi o con pochi ingredienti in etichetta (pasta, pane, pesce surgelato, verdure sottolio, passata di pomodoro, legumi, etc.)

Seguendo i suggerimenti di un articolo apparso sul sito http://www.eatlocalgrown.com, ho ricalcato più o meno gli step consigliati da Lisa Leake, sebbene devo ammettere che il mio percorso sia stato facilitato dalle mie precedenti abitudini alimentari, che non ho dovuto stravolgere. Non sono mai stata una fan di cibi precotti, piatti pronti e surgelati, non bevo caffè né bibite gassate, non amo il fast food, non amo la carne rossa, non mi piacciono le fritture e la mia dispensa non è mai stata piena di snacks, patatine e junk food.

Premesso che non ho seguito pedissequamente quanto scritto dalla signora americana (che ha attuato il suo programma gradualmente, in 100 giorni, ovvero in 14 settimane, prefiggendosi un obiettivo a settimana), vediamo quali sono, nell’ordine, gli step suggeriti dall’autrice:

1. mangiare almeno due tipi diversi di frutta e/o verdura a colazione, pranzo e cena

2. eliminare le bibite artificiali (uniche bevande ammesse sono acqua, the, caffè e latte dolcificato o con miele o con sciroppo d’acero – ammesso un bicchiere di vino rosso al giorno e uno di succo di frutta a settimana)

3. consumare solo carne di provenienza locale (al massimo 3-4 porzioni a settimana e mai come alimento base, ma piuttosto per insaporire altri alimenti e come accompagnamento)

4. eliminare fast food e cibi fritti

5. provare almeno due nuovi alimenti integrali

6. evitare tutti i prodotti light

7. mangiare solo cibi prodotti con cereali integrali (dunque non raffinati come la farina bianca)

8. smettere di mangiare quando ci si sente sazi

9. eliminare tutti i dolcificanti raffinati

10. eliminare tutti gli oli raffinati o idrogenati (oli di semi, margarina)

11. mangiare cibi locali

12. eliminare tutti i dolcificanti (anche quelli non raffinati)

13. eliminare tutti i cibi con coloranti e/o conservanti

14. eliminare tutti i cibi che contengono più di 5 ingredienti sull’etichetta

Per quanto mi riguarda mi è bastato eliminare zucchero raffinato, biscotti e qualche dolcetto di troppo. Non era mia abitudine comprare wrustel, insaccati, sottilette, salsicce, salse pronte, ketchup, marmellate con zuccheri aggiunti. In ogni caso non consiglio un regime alimentare come quello suggerito dall’autrice americana: mi sembra troppo drastico e non sono assolutamente d’accordo nell’eliminare il miele (che è un alimento preziosissimo per la nostra salute). Sicuramente contiene spunti interessanti (quali l’eliminazione dei cereali e dei dolcificanti raffinati, di prodotti light e delle bibite zuccherate), ma non per questo va considerato come il miglior regime dietetico in assoluto. Il mio consiglio è sempre il solito: modificare le proprie abitudini alimentari gradualmente, senza strafare e soprattutto senza fretta. Il mio percorso è iniziato anni fa ed è ancora in atto. Non è difficile orientarsi verso scelte naturali se ci si vuole bene e se si decide di migliorare la propria qualità di vita. 
Quando si decide di adottare un regime alimentare più sano, non bisogna però dimenticare di bere molto, di fare movimento regolarmente e di leggere bene le etichette dei prodotti comprati: più è lunga la lista degli ingredienti, più alimenti artificiali contiene e meno è consigliato. Non c'è bisogno di essere chimici per capire che se un ingrediente ha un nome difficile e non lo conosciamo, probabilmente è un additivo e molto probabilmente è stato inserito per aumentare il tempo di conservazione o per rendere il cibo più appetibile agli occhi e al palato.

La cioccolatoterapia raccomandata per la sindrome metabolica*





 
“Alle persone diagnosticate con la sindrome metabolica viene in genere consigliato di perdere peso. Per molti ciò significa niente più dolciumi, specialmente la cioccolata. Ricercatori australiani però pensano che una dose giornaliera di cioccolata fondente possa essere esattamente ciò che il medico dovrebbe prescrivere. Potrebbe infatti ridurre il rischio di infarto e ictus in questi pazienti ad alto rischio. La sindrome metabolica è un insieme di fattori di rischio che aumenta la probabilità che qualcuno possa sviluppare malattie cardiologiche o diabete. A volte viene denominato come Sindrome X. Generalmente include pressione alta, sovrappeso intorno alla zona centrale-addominale (di solito descritta come “corpo a mela”), e resistenza all’insulina o incapacità dell’organismo di usare l’insulina in modo efficiente. In uno studio pubblicato sul British Medical Journal, i ricercatori australiani hanno concluso che il consumo giornaliero di cioccolata fondente può ridurre i problemi cardiovascolari, quali infarto e ictus, in persone con sindrome metabolica. I ricercatori hanno usato un campione di 2013 persone ad alto rischio di infarto per predire i benefici effetti a lungo termine di un uso giornaliero di cioccolato fondente paragonandoli a persone che non ne assumevano affatto. Tutti i partecipanti avevano pressione alta e i segni della sindrome metabolica, ma non avevano mai sofferto di problemi al cuore o diabete. Secondo l’analisi, se tutti i partecipanti mangiassero un pò di cioccolata fondente ogni giorno (che sacrificio!), 70 casi di patologie cardiovascolari non letali e 15 letali ogni 10.000 persone potrebbero essere evitati in 10 anni. Anche se solo l’80% mangiasse la “pillola” di cioccolata, i ricercatori credono che la terapia sarebbe comunque efficace in 55 casi non letali e 10 letali potenzialmente evitabili in 10 anni. I ricercatori hanno anche esaminato il costo effettivo della cioccolatoterapia. Esso si aggirerebbe intorno ai $42 per persona per anno per pubblicità, campagne di educazione o incentivazione all’uso della cioccolata fondente tra queste persone ad alto rischio. E’ largamente noto che mangiare cioccolata ha effetti benefici a cause delle proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. Questo include la riduzione della pressione sanguigna e il miglioramento della sensibilità all’insulina (uno stadio nello sviluppo del diabete). La cioccolata fondente (contenente almeno il 60% di cacao) è anche ricca di flavonoidi, che si sa che hanno effetti protettivi sul cuore. I ricercatori hanno messo in risalto che questi effetti protettivi riguardano solo il cioccolato fondente (almeno 60-70% di cacao), e non quello al latte o bianco, probabilmente a causa dei più alti livelli di flavonoidi trovati nella cioccolata fondente. Essi hanno anche suggerito che le proteine del latte possano inibire l’assorbimento dei flavonoidi. Hanno notato che altri studu hanno mostrato che la cioccolata fondente o i polifenoli del cacao diminuiscono le lipoproteine a bassa densità, aumentano quelle ad alta densità, aumentano la sensibilità all’insulina, migliorano la funzionalità endoteliale, hanno effetti antinfiammatori e antitrombotici, riducono lo strss, aumentano il senso di sazietà e migliorano l’umore. Gli autori dello studio hanno concluso che, considerati i suoi effetti nell’abbassare la pressione sanguigna e il colesterolo, la cioccolata fondente potrebbe essere un’efficiente strategia per le persone con sindrome metabolica che non hanno sviluppato diabete e mettono in evidenza che, paragonata alle terapie farmacologiche, la cioccolata ha pochi effetti collaterali (se anche li dovesse avere) e un tasso più alto di accettazione tra i consumatori. Quando si tratta di cioccolata, la qualità conta. Cercate il cioccolato biologico, a commercio equo-solidale, e più nero possibile con almeno il 70% di cacao.”

*per l’articolo originale in inglese pubblicato su GreenMedInfo.com cliccate sul link seguente:

Cultura alimentare e gusti

Giorni fa, durante la mia consueta attività di lettura e informazione, mi sono imbattuta in una notizia che mi ha lasciata davvero stupefatta. Ad Alessandria un nutrito comitato di genitori protesta contro il servizio di mensa scolastica… sapete per quale motivo? Sono contro il piatto unico, considerato non abbastanza appetitoso per i bambini, che si sarebbero rifiutati di mangiarlo. Prima di fare osservazioni ulteriori sull’argomento vi invito a leggere il testo integrale della notizia così come riportata sulla pagina di radio gold al seguente link:





“NOTIZIA: Sono sempre più agguerriti i genitori contrari al piatto unico nelle mense scolastiche di Alessandria. La pagina facebook “sciopero ad oltranza per il piatto unico Aristor” ha ormai raggiunto quasi 500 adesioni e proprio questo giovedì mattina un gruppo di mamme e papà si ritroverà alle 9.30 sotto il Comune di Alessandria per ribadire la propria contrarietà al nuovo menù. L’intesa raggiunta tra il Comitato Mensa cittadino e l’amministrazione comunale, con la proposta di proseguire con la sperimentazione una volta a settimana, introducendo però nuove portate “più ricche, gustose e appetibili” e prevedendo comunque sempre, in alternativa, pasta o riso in bianco, non ha comunque convinto il gruppo di genitori. Anzi, l’intesa raggiunta ha addirittura spinto una mamma a rassegnare “le dimissioni irrevocabili” da componente del Comitato Mensa Cittadino. Demoralizzata per essersi sentita “l’unica voce fuori dal coro che ha perorato la richiesta dei genitori per l’abolizione del piatto unico“, Cristina, come ha scritto su facebook, sarà questo giovedì tra i genitori che manifesteranno sotto Palazzo Rosso. L’introduzione del piatto unico nelle mense, ha ribadito Alessandro Ante, papà di un alunno della De Amicis e tra gli amministratori della pagina facebook, “era una scelta che doveva essere ponderata con più attenzione“. “La sperimentazione si è rivelata un fallimento – ha aggiunto ai microfoni di Radio Gold News – Nelle passate settimane molti bambini non hanno gradito il piatto unico e non l’hanno mangiato, senza tra l’altro avere neppure una alternativa. Come genitori abbiamo pagato i 4 euro senza avere alcun tipo di servizio in cambio. Molti bambini o mangiano il primo o il secondo e si serve una sola portata e basta, succede quello che è capitato nelle passate settimane. I bambini non mangiavano nulla a pranzo e una volta usciti da scuola sbranavano merende su merende e poi non cenavano“. Il gruppo di genitori “stanco di dover subire le decisioni altrui” ha aggiunto Alessandro, non ha intenzione di cedere neppure di fronte alla nuova sperimentazione proposta nei giorni scorsi dall’amministrazione comunale. “Ancora una volta non c’è stata concertazione. Noi subiamo sempre le decisioni di qualcuno, che sia l’amministrazione o il Comitato Mensa. Visto che ci sono di mezzo dei bambini, i nostri bambini, oltre al parere dell’Asl e del nutrizionista credo sia fondamentale tenere conto dell’opinione dei genitori. L’introduzione del piatto unico non doveva essere affrontata come ha fatto l’amministrazione e per questo non possiamo accettare quello che poi, alla fine, il Comitato Mensa ha accettato. I genitori contrari al piatto unico iscritti alla pagina facebook sono ormai quasi 500 e il Comitato Mensa avrebbe dovuto tener conto anche delle nostre richieste. Noi chiediamo all’amministrazione di fare un passo indietro per poi farne tre in avanti, tutti insieme. Abbiamo preso atto della disponibilità del sindaco alla firma del protocollo per permettere al Comitato Mensa di avere libero accesso ai luoghi deputati alla preparazione dei cibi, ma ci è sembrato un po’ uno specchietto per le allodole“. Dopo la protesta di questo giovedì, ha concluso Alessandro, dalla prossima settimana scatterà poi il boicottaggio del piatto unico. “Abbiamo preparato dei volantini che si possono scaricare e poi stampare dalla pagina facebook. Nel foglio si dice semplicemente che non si vuole usufruire del piatto unico, ma mangiare il pranzo che verrà preparato dalle famiglie e portato a scuola dai bambini. Inizialmente avevamo pensato di andare a prendere i nostri figli all’ora di pranzo, ma molti genitori in questo modo non avrebbero potuto partecipare alla protesta. Da qui l’idea di boicottare il piatto unico, facendo consumare ai nostri figli un pranzo preparato a casa nel giorno del piatto unico“.

Ora il punto è: dov’è il problema nel somministrare un piatto unico? Il piatto unico, specialmente se composto da cereali (per esempio pasta o riso) e legumi, è quanto di più bilanciato ci possa essere in una dieta. I cereali infatti forniscono i glucidi e i legumi l’apporto proteico, mentre il condimento (olio d’oliva) fornisce la percentuale di lipidi. Glucidi, proteine e lipidi sono i macronutrienti di cui abbiamo bisogno nella nostra dieta. Dunque nulla da eccepire dal punto di vista nutrizionale. Ma per i genitori inferociti la questione è un’altra: ai bambini non piace! Allora, mi permetto di fare un’osservazione semplicissima: il gusto deriva soprattutto da una cultura alimentare, dal tipo di educazione alimentare impartita in famiglia! In Italia è normale mangiare carne di mucca, in India no! In Messico è normale mangiare spiedini con grilli e cavallette arrostite (li ho mangiati e vi assicuro che sanno di pollo secco arrostito), mentre la maggior parte degli Italiani non si sognerebbe mai di assaggiarli! Ho visto volti inorriditi all’idea che qualcuno potesse mangiare il serpente, eppure tutta questa gente a Natale mangia il capitone! Dunque quale sarebbe la grandissima differenza? Se ne facciamo una questione ideologica (mi riferisco alle scelte rispettabilissime dei vegetariani e dei vegani), allora dovremmo escludere qualunque tipo di carne animale dalla nostra dieta, non solo il serpente o la cavalletta. Il gusto è una questione culturale e i bambini iniziano a formare il proprio in famiglia, a tavola con i genitori. Ora se le mamme, per fare prima, comprano junk food, hamburger e patatine affogate in ketchup e maionese, cibi precotti, piatti da asporto o comunque prodotti industriali addizionati con zuccheri, grassi, coloranti, conservanti ed esaltatori di sapidità (come il famoso glutammato monosodico presente nel classico dado da cucina, che serve solo a dare sapore a ciò che evidentemente è di scarsa qualità), è ovvio che la pasta e ceci o la pasta e fagioli ai bambini non piace. Magari non l’hanno mai assaggiata o comunque non sono proprio abituati ad un tipo di alimentazione sana.


I genitori farebbero bene a educare i figli ad una corretta alimentazione! Perdonate il tono polemico, ma è loro la responsabilità di tutto il junk food che ingurgitano i bambini! in ogni caso solo in Italia si verifica ancora lo strazio del pasto da cinque portate (primo, secondo, contorno, formaggio, frutta e dessert)…con errori alimentari gravissimi!

I 5 cibi da non mangiare quando si è ammalati o si combatte un raffreddore*

E’ quasi arrivato il periodo dell’anno in cui iniziamo a far circolare il raffreddore così come ci passiamo i piatti durante le feste. Sebbene in giro ci siano numerose fonti per rimedi naturali contro il raffreddore (aglio, zenzero, idratazione, ecc.), è bene anche conoscere quali cibi evitare quando siamo ammalati o combattiamo un raffreddore. Eliminando questi cibi, mentre si spera che ne consumiamo altri che rafforzano il sistema immunitario, si può guarire più facilmente e ridurre la gravità dei sintomi.


1. Alcol (l’alcol indebolisce il nostro sistema immunitario e ci disidrata. Entrambi questi fattori possono peggiorare il raffreddore e lasciarci con una difficile giornata da affrontare. Il punch caldo della nonna potrebbe migliorare la situazione momentaneamente, ma la cosa migliore è rilassarsi evitando di strafare. Se abbiamo preso il raffreddore, giriamo alla larga dall’alcol in modo da mantenere l’organismo ben idratato e il sistema immunitario che funzioni al massimo.)


2. Latticini (I latticini possono essere al limite consumati in piccole quantità, in quanto il loro consumo può non aggravare la situazione di alcuni e peggiorare quella di altri. I latticini possono aumentare la produzione di muco e di certo non abbiamo bisogno di altro muco quando siamo ammalati. Se il gelato vi provoca un effetto piacevole in gola, cercate di optare per un diverso dessert surgelato, quali ad esempio le barrette alla frutta surgelate. Esse avranno un effetto quasi anestetizzante sulla vostra gola irritata e vi forniranno un pò di utile vitamina C.)


3. Succhi di frutta ( se vi piace fare i vostri succhi di frutta in casa fatti solo di frutta al 100%, allora beveteli! Ma se andate alla ricerca del comune succo d’arancia quando siete raffreddati, evitatelo e starete meglio senza! I comuni succhi di frutta sono arricchiti con zuccheri e tali zuccheri possono ridurre la capacità dei globuli bianchi di combattere la malattia. I benefici che potreste ricavare dalla vitamina c sono annullati dallo zucchero aggiunto. Quello che inoltre dev’essere sottolineato quando si suggerisce di evitare i succhi di frutta è in realtà il consiglio di evitare lo zucchero.)


4. Cibi fritti (Evitate i grassi in eccesso quando siete malati. Ciò vale per gli snack industriali e i cibi fritti. I cibi pieni di grassi provocano infiammazioni e l’infiammazione produce un sistema immunitario meno attivo.)


5. Fast food e cibi industriali (Sorpresa, sorpresa – dovrebbe essere la cosa più ovvia da cui tenersi alla larga quando siamo ammalati. Il Fast food e la maggior parte dei cibi di produzione industriale sono privi  di valori nutritivi; ciò significa che non apportano nulla per migliorare il sistema immunitario o lo stato di salute. La maggior parte di questi cibi non solo proviene da cibi geneticamente modificati, ma contiene anche una grande quantità di ingredienti che abbassano le difese immunitarie come lo sciroppo di glucosio con alte percentuali di fruttosio, l’aspartame, i coloranti artificiali, il glutammato monosodico, il dimethylpolysiloxane, ecc.. Nonostante alcuni ospedali irresponsabili servano Mc Donald ai loro ammalati, ciò non significa che questi cibi abbiano un qualche valore.)


Ecco ora come prevenire un raffreddore: evitate quei cibi che vi fanno ammalare e consumate queli che migliorano il sistema immunitario. Quando siete ammalati seguite una dieta fatta di cibi organici, freschi e pieni di liquidi. Bevete tè, mangiate zuppe, usate spezie come turmeric, zenzero e aglio, consumate miele e prendetevi cura di voi stessi in modo da guarire in maniera naturale. In genere i peggiori sintomi di un raffreddore durano pochi giorni se avete un sistema immunitario ben funzionante. Curate quindi tutto il corpo con la giusta alimentazione e non solo il naso che cola coi farmaci da banco.


*Per l’articolo originale in inglese cliccate qui