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venerdì 14 settembre 2018

Il terrorismo psicologico delle riviste di salute e bellezza






Vi è mai capitato di leggere articoli che fanno un quadro devastante delle nostre abitudini alimentari e non? A me sì e anche di frequente! 
Leggo in media una trentina di articoli al giorno per informarmi ed informarvi e a volte è davvero deprimente notare come per certi giornalisti fare informazione significhi creare allarmismo. 
E’ senz’altro vero che l’inquinamento, l’uso di pesticidi, fitofarmaci e detergenti e tutti i problemi legati allo smaltimento dei rifiuti influiscano negativamente (e non poco, purtroppo!) sulla qualità del cibo che mettiamo in tavola e, più in generale, sul nostro stile di vita e sulla nostra salute. Ma a che serve fare terrorismo psicologico? A mio avviso la vera informazione sta nella diffusione e nella condivisione di conoscenze, senza esagerazioni e soprattutto senza creare a tutti i costi casi giornalistici e notizie sensazionali. 
Una corretta informazione dipende anche dalla modalità con cui si veicolano i contenuti. Se ci fate caso, il più delle volte questo tipo di stampa non offre poi alcun reale consiglio, dopo aver dipinto scenari apocalittici. 
Vi faccio un esempio: qualche giorno fa ho letto che la lavatrice è l’ambiente più “pericoloso” della nostra casa, in cui proliferano i germi, in particolare i coli fecali, che non vengono uccisi dal comune detergente. Questo è vero, ma che senso ha fermarsi lì con la notizia? Perchè non si suggerisce di fare periodicamente a lavatrice vuota un bel lavaggio ad alta temperatura aggiungendo nel cestello un antibatterico?
Questo approccio alle notizie non mi piace e pertanto non trova spazio su questo blog. C’è modo e modo di fare informazione. A me piace mettere le mie conoscenze al servizio di chi legge i miei articoli, condividere le esperienze con semplicità ed onestà, ma soprattutto trovare soluzioni. 
Ricordate che il fine ultimo è il benessere biopsicosociale, non lo stress, né tantomeno il terrorismo psicologico. Adottate uno stile di vita naturale impegnandovi responsabilmente nel vostro percorso e vedrete che i risultati non tarderanno!

giovedì 5 dicembre 2013

La macchina meravigliosa che non tutti conosciamo

Vi siete mai chiesti come funziona il vostro corpo, un organo specifico o come si attiva (o disattiva) un singolo processo chimico-biologico? Quando respiriamo, ci muoviamo, mangiamo, digeriamo neanche facciamo caso alla complessità dei processi in atto. Molti sono involontari (il battito del cuore, la circolazione sanguigna e linfatica, la respirazione, ecc.), per cui avvengono automaticamente nel nostro organismo, altri invece sono guidati dalla nostra volontà e dalle nostre decisioni.

Studiare chimica, biochimica e biologia (tanto per citare alcune discipline che sono entrate a far parte del mio percorso di vita e di studio già da tempo) ci permette di capire il funzionamento di ciò che avviene nel nostro corpo. Indipendentemente dal livello di approfondimento con cui si approcciano tali materie scientifiche (scuola elementare, media, superiore, università, master, perfezionamenti, ecc.), il risultato del processo di apprendimento è sempre lo stesso: la consapevolezza che il nostro organismo sia una macchina meravigliosa. Imparare a conoscerlo significa imparare a rispettarlo. Comprendere i meccanismi di funzionamento a livello cellulare, dei tessuti, degli organi, degli apparati fino ad arrivare alla visione complessiva del nostro organismo, secondo un approccio che viene generalmente definito olistico, ci guida verso l'idea di salute consapevole. Se sappiamo cosa ci fa sentire bene e cosa invece ci provoca malessere, possiamo gestire in modo consapevole la nostra salute e il nostro livello di benessere. Conoscere significa quindi rispettare l'organismo e i suoi processi non solo chimico-biologici, ma anche socio-psicologici. Nel lavoro di ogni singolo organello di una cellula microscopica c'è tutto un universo: citoplasma, membrana cellulare, nucleo, ribosomi, mitocondri... una vera e propria centrale operativa sempre in azione. Nella sua armonica complessità ritrovo il senso della vita, il senso del profondo rispetto che tutti dovremmo avere nei confronti del nostro corpo e della sua fisiologia. Nella scienza trovo il più grande conforto e la più profonda sensazione di benessere. Solo attraverso la conoscenza possiamo liberarci della paura dell'ignoto. Comprendere, infatti, significa dissolvere tanti dubbi. Quando avvertiamo una sensazione di malessere, quando ci sentiamo privi di energie, trovare la giusta soluzione, assumere il giusto atteggiamento risulta mille volte più semplice se siamo a conoscenza di ciò che momentaneamente non funziona o non ci fa sentire al massimo delle nostre potenzialità. Con questo non intendo dire che dovremmo essere tutti medici, biologi, naturopati o operatori del benessere, ma tutti dovremmo occuparci della nostra salute con impegno e in modo consapevole. Ripensare le nostre abitudini quotidiane, fare movimento, alimentarci in modo corretto è un diritto-dovere di tutti, proprio nel rispetto di noi stessi e della nostra salute.

Purtroppo sempre più spesso si ricorre ai farmaci, anche quando basterebbe un pò di attenzione in più, anche quando la prevenzione da sola basterebbe ad evitarci l'ingestione di prodotti di sintesi. Certo, mandare giù una pillola è molto più facile e veloce di assumere uno stile di vita naturale, ma siamo certi che ciò che è facile sia allo stesso tempo necessario? Se avessimo piena consapevolezza dell'affaticamento dei nostri reni a seguito dell'assunzione di farmaci, lo faremmo anche quando non è fondamentale? Ogni giorno vedo persone fare un uso indiscriminato di farmaci e, quando succede, ciò è dovuto o a ignoranza o a mancanza di rispetto per se stessi. C'è chi prende antibiotici per un semplice raffreddore non sapendo che in questo modo non solo il raffreddore non passa, ma che a lungo andare l'organismo non sarà in grado di rispondere positivamente agli antibiotici, proprio perchè assuefatto.

Rispettate il lavoro del vostro corpo e, se proprio non volete facilitargli il compito, almeno non sabotatelo!

Le proprietà anticancro di fragole e caffè: lo testimoniano due articoli pubblicati su Natural Society*



“Le fragole uccidono il 69% delle cellule del cancro al seno e prolungano la vita. Questo nuovo studio ha mostrato che l’estratto di fragola ha inibito la proliferazione delle cellule del cancro al seno dell’84% e quelle della leucemia del 90% dopo 72 ore. In parte responsabile di questo risultato è stata l’eliminazione delle cellule cancerogene (69% delle cellule del cancro al seno e 63% di quelle della leucemia). Molto più impressionante è stato come l’estratto di fragola abbia prolungato la sopravvivenza nei topi: i topi col cancro al seno non trattati erano tutti morti dopo 40 giorni, ma, se trattati con le fragole, il 70% era ancora vivo dopo 40 giorni e il 30% dopo 300 giorni. Può tutto ciò tradursi in reali benefici anche per le persone? Assolutamente sì. Un recente studio americano ha mostrato che per ogni due porzioni di frutti di bosco assunte settimanalmente, le donne hanno visto il 28% di regressione nel rischio di cancro al seno. Una porzione = 80 gr. di frutti di bosco, e in questo caso i frutti di bosco includevano sia mirtilli che fragole. Morale: mangiate frutti di bosco in quantità durante tutto l’anno – 80 gr di fragole hanno solo 26 calorie e meno di 4 gr di zucchero!”

*per l’articolo originale in inglese pubblicato su Natural Society cliccate qui.



“Se vi piace godervi una tazza di caffè a prima mattina, potreste andare incontro a un rischio minore di contrarre cancro al fegato rispetto a chi non lo beve. Se ne bevete un paio al mattino, potreste ridurre tale rischio ancora di più. Secondo questa nuova ricerca il consumo quotidiano di caffè potrebbe diminuire del 40% il rischio di cancro al fegato. Secondo la nuova ricerca pubblicata su Clinical Gastroenterology and Hepatology:La nostra ricerca conferma le precedenti teorie che il caffè faccia bene alla salute e in particolare al fegato – ha affermato il dott. Carlo La Vecchia, autore dello studio. – L’effetto positivo del caffè sul cancro al fegato potrebbe essere dovuto alla provata prevenzione del diabete operata dal caffè, o ai suoi benefici effetti sulla cirrosi e gli enzimi del fegato – I ricercatori hanno effettuato un’analisi comparata degli studi pubblicati tra il 1996 e il 2012. E’ stato utilizzato un totale di 16 studi di alta qualità che ha coinvolto 3153 casi. Ciò che hanno scoperto è che il consumo quotidiano di caffè diminuisce il rischio di cancro di un buon 40%. Bere tre tazze di caffè ogni giorno ha un effetto ancora migliore, in quanto riduce il rischio di cancro al fegato di più del 50%. Sebbene la ricerca non definisca una causa precisa e un’effettiva relazione tra il consumo di caffè e il rischio di cancro al fegato, il legame non può essere ignorato. Inoltre, è noto che il caffè riduce il rischio di contrarre diabete, e dato che il diabete è un ben noto fattore di rischio di cancro al fegato, la fumante bevanda mattutina potrebbe avere molteplici e relativi benefici effetti sulla salute. All’inizio di quest’anno, uno studio giapponese ha scoperto che bere caffè o tè giornalmente può ridurre il rischio di ictus di circa il 20%. Il dato viene fuori da studi condotti su circa 83.000 individui tra i 45  i 74 anni. I benefici del caffè sono molteplici; gli studi infatti connettono l’assunzione di caffè con i seguenti effetti positivi:

  • Protezione contro l’ispessimento delle arterie

  • Abbassamento del rischio di ammalarsi di depressione

  • Rischio ridotto e rallentata progressione della demenza

  • Rischio ridotto di contrarre cancro al fegato

  • Rischio ridotto di contrarre diabete

Se siete bevitori di caffè e sperate di raccogliere tutti i benefici che offrono i chicchi, prendete in considerazione il caffè di coltivazione e produzione biologica. Provate anche il caffè verde (green coffee). Dato che i chicchi di caffè verde non sono stati tostati, mantengono una concentrazione più alta di antiossidanti e possono produrre benefici anche migliori di quelli marroni.
*Per l’articolo originale in inglese pubblicato su Natural Society cliccate qui.



Se fa male all'ambiente fa male a me

Le mie grandi passioni sono sempre state l'ecologia, la botanica, l’erboristeria e in generale tutte le discipline legate all'universo naturale e alla sua tutela. Ciò mi ha indirizzato verso un tipo di alimentazione consapevole legata ad un concetto di salute "transdisciplinare". 
Star bene non significa riduttivamente non essere malati, ma significa adottare uno stile di vita naturale e consapevole, fare movimento, allenare la mente esponendola a nuovi stimoli (leggere, viaggiare, seguire una passione, imparare una lingua… insomma essere aperti a diverse opportunità culturali).
La mia voglia di apprendere e condividere le mie conoscenze si è poi concretizzata nelle attività del Libero Istituto di Impatto Antropico (definito sinteticamente Progetto L.I.d.I.A.), che si occupa proprio del delicato rapporto tra Uomo e Natura. In particolare vengono trattate tematiche afferenti alle seguenti aree: ambiente, ecologia, biogeografia, antropologia, salute e benessere, bioetica, educazione ambientale ed alimentare, alimentazione etica ed ecosostenibile, sviluppo sostenibile, etnomedicina ed etnobotanica con un approccio interdisciplinare.
Quando scelsi il nome da dare a questo progetto, pensai con attenzione allo scopo che avrebbe avuto: condividere i miei studi e le mie ricerche, da sempre caratterizzate da un approccio integrato tra le scienze umane e le discipline scientifiche. Il mio percorso formativo si snoda infatti attraverso ambiti disciplinari diversi, che però convergono in un punto: l’etica e la difesa dell’ambiente, in particolar modo lo studio del rapporto uomo-ambiente, definito più precisamente “impatto antropico”.
Da qui l’idea di legare con un semplice acronimo ciò che mi caratterizza da sempre: il mio nome e la mia passione per le discipline inerenti alla tutela della salute del Pianeta. Così è nato il Libero Istituto di Impatto Antropico, uno spazio virtuale (e non solo), in cui si propone un’alternativa allo sfruttamento degli esseri viventi, al cibo industriale, al consumismo dilagante e fine a se stesso, alle mode del momento, al vuoto culturale, alla mancanza di rispetto per se stessi e l’ambiente circostante.
In realtà l’alternativa è una sola: l’amore per la Natura (e qui la maiuscola è d’obbligo!).
Se si distrugge per arricchirsi di beni materiali, se si depreda per sentirsi padroni, allora non siamo degni di essere chiamati esseri umani. Siamo esseri sì, ma disumani!
Forse saremo padroni, ma i padroni di terre distrutte e vandalizzate non sono altro che i padroni del NULLA.
In questo sito (e non solo) si propone quindi una filosofia di vita basata sull’etica e sull’ecosostenibilità Lo scopo è diffondere e condividere un approccio alla vita basata sul benessere ambientale, soprattutto attraverso la divulgazione di una pedagogia e un’ecologia dell’alimentazione per la difesa dell’ambiente e della salute di tutti gli esseri viventi. Il mio motto è: “Se fa male all’ambiente fa male a me”.

Medicine alternative e religione

Il legame tra medicine alternative e religione è evidente quando tali pratiche mediche presuppongono un atto di fede, ossia la convinzione che tali cure siano efficaci sempre e comunque. Medicine alternative e religione si basano, infatti, su verità rivelate, su dogmi incontrovertibili e immutabili, su rituali fissi, regole prescrittive e spiegazioni non razionali dei fenomeni. Le medicine alternative, sia orientali che occidentali, non utilizzano un metodo scientifico e, come le sette religiose, tendono a veicolare l’idea secondo la quale i seguaci di questa o quella pratica medica alternativa costituirebbero un’elite culturale di “illuminati”, che, attraverso riti e terapie di gruppo, possono raggiungere uno stato di armonia spirituale.

Preciso che quando parlo di medicine alternative, non mi riferisco a quelle complementari, che si basano comunque su una diagnosi medica tradizionale, integrandola poi con altre valutazioni. Se, ad esempio, assumiamo un farmaco di origine vegetale, se ci curiamo utilizzando i principi attivi delle erbe officinali, cambia il prodotto che assumiamo, ma non il metodo (che è pur sempre un metodo scientifico, secondo il quale l’estratto vegetale viene testato in laboratorio prima di essere commercializzato). Le proprietà delle erbe officinali sono infatti note da tempo e continuano ad essere oggetto di studi e ricerche scientifiche.

Fermo restando che la condizione di benessere debba essere definita in senso olistico, in quanto la sfera fisica non può e non deve essere separata da quella psicologico-emozionale, medicine alternative quali quella tradizionale cinese o quella ayurvedica a tutt’oggi non hanno dato alcun apporto significativo alla scienza medica occidentale, risolvendo gravi patologie. Esse riguardano piuttosto la ricerca di un equilibrio psicologico-spirituale, di uno stile di vita naturale in armonia con l’universo, il che di certo favorisce uno stato di salute e benessere fisico, ma ciò non prova scientificamente l’efficacia di tali pratiche alternative in sostituzione di quelle della medicina convenzionale. Le tecniche che hanno come scopo il raggiungimento di una condizione di relax psico-fisico e uno stile di vita naturale attengono in realtà alla sfera della prevenzione, non a quella della medicina allopatica, il cui scopo è specificamente quello di curare patologie.

Quando mi si chiede se sono religiosa, prima di rispondere effettuo sempre questa distinzione: se per religione si intende quella cristiana cattolica o quella islamica, allora di certo devo professarmi atea. La scienza non è un atto di fede e non lo presuppone: essa si basa sul metodo sperimentale, su dati di fatto che sono il risultato di studi, ricerche ed esperimenti di laboratorio, ma che non hanno la pretesa di essere validi in ogni caso e per sempre. Essi sono infatti validi fino a prova contraria e lo sono nella misura in cui tali esperimenti abbiano dimostrato l’efficacia di questo o quel ritrovato, con le dovute eccezioni, casi di insuccesso terapeutico e relativi effetti collaterali. Se invece per religione si intende il rispetto religioso dell’ambiente, l’equilibrio con la natura, l’armonia mente-corpo-spirito, la reductio ad unum con l’universo, allora di certo e con orgoglio posso definirmi estremamente religiosa. Piuttosto che pregare un deus ex machina che scenda a risolvere i miei problemi o quelli del mondo, preferisco impegnarmi quotidianamente mettendo in pratica ed insegnando il significato del concetto di responsabilità, consapevolezza e sacrificio nel rispetto di sé, dell’ambiente e della natura.

Risparmiare senza sacrifici

Spesso mi capita di sentire persone che si lamentano per l'alto costo dei prodotti provenienti da agricoltura biologica, sostenendo che non sanno a cosa rinunciare. Queste stesse persone, però, invece di rinunciare al superfluo, fanno scelte sbagliate e non ecosostenibili per la propria salute e per quella dell'ambiente.
Innanzi tutto non è assolutamente vero che essere vegetariani, vegani o comprare prodotti biologici costi una fortuna. Vi posso assicurare che, da quando li compro e faccio attenzione al modo in cui faccio la spesa, a fine mese risparmio dai 50 ai 70 euro.
Innanzi tutto ho iniziato a eliminare i detergenti assolutamente inutili che compravo. Non servono mille prodotti diversi per pulire e disinfettare bagno, cucina, forno, divani, terrazzi, ecc. E soprattutto molti detergenti possiamo autoprodurli senza spreco di tempo e denaro, rispettando l'ambiente e difendendo la nostra salute e la qualità della nostra vita.
Per detergere e disinfettare le superfici lavabili quali piastrelle, piano cucina, pavimenti, vetri, ecc. bastano pochi ingredienti: aceto, bicarbonato di sodio, acido citrico, acqua distillata, acqua ossigenata, alcool, sale da cucina, limone e oli essenziali (che sono batteriostatici ed alcuni anche battericidi). Poi, se abbiamo un pò di tempo in più e vogliamo cimentarci nell'autoproduzione di detersivo per lavastoviglie e lavatrice, possiamo risparmiare ancora di più. Sul web è facile trovare ricette e tutorial per autoprodurre semplici cosmetici e detergenti per casa e persona.
Per quanto riguarda l'alimentazione, se riusciamo ad eliminare un bel po' di prodotti industriali, di certo potremo permetterci di comprare un buon olio extra vergine d'oliva, pasta integrale biologica, pane integrale a lievitazione naturale, cereali integrali e frutta e verdura da agricoltura biologica, ovviamente pagandoli qualche euro in più. 
Si può decidere di entrare in gruppi di acquisto solidali, fare la spesa dal contadino di fiducia o rivolgersi ad una piccola azienda per portare a casa prodotti a km 0. Ritengo sia meglio puntare sulla qualità che sulla quantità, dato che oggi l'accesso al cibo almeno in Italia è garantito più o meno a tutti e che la percentuale di persone obese o in sovrappeso sta aumentando sempre più, data la diffusione delle cosiddette malattie tipiche dei paesi industrializzati (ipertensione, patologie cardiovascolari, diabete, insulinoresistenza, tumori).
Risparmiare significa anche e soprattutto non sprecare, minimizzando o comunque riducendo gli scarti (alimentari e non). Con la frutta matura potremo fare marmellate e composte, potremo mettere sott'olio e aceto verdure e ortaggi vari e, eliminando o limitando il consumo di carne a favore di proteine vegetali (legumi secchi e frutta secca), miglioreremo il nostro stato di salute senza svuotare troppo il portafogli. 
Chi ha voglia di dare una mano all'ambiente può comprare una compostiera, in questo modo ridurrà la quantità di rifiuti organici e potrà avere del buon compost per fertilizzare l'orto o le piante in vaso su balconi e terrazzi di casa. Alcuni comuni prevedono anche uno sconto sulla tassa sui rifiuti urbani per chi utilizza una compostiera per gli scarti vegetali, per cui vale la pena informarsi.
Se volete seguire uno stile di vita “green” e più salutare, eccovi quindi la lista di ciò che potremmo evitare di comprare o ridurre sensibilmente:
1. zucchero (possiamo utilizzare piccole quantità di miele, sciroppo d'acero, di agave o di fiori di sambuco)
2.
merendine, dolciumi, caramelle, chewing gum, salse pronte, cibi precotti, cibi in scatola, creme pronte, sottilette, wrustel e in genere quasi tutti i cibi che contengono additivi diversi
3.
bibite gassate e/o zuccherate (possiamo sostituirle con acqua e limone, tè e tisane fatte in casa).
Non dimentichiamo inoltre di utilizzare il più possibile gli elettrodomestici a pieno carico senza esagerare con le dosi dei detergenti. Il miglior risparmio nasce dall'evitare gli sprechi.