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martedì 6 novembre 2018

Siamo tutti naturopati di noi stessi

La naturopatia è l’insieme di tutte quelle pratiche che tendono al raggiungimento di uno stato di benessere globale. Si può quindi considerare la disciplina della salute, intesa in senso consapevole, a cui si può arrivare attraverso un serio percorso fisico-psichico-sociale ed emozionale e che si basa su un ripensamento del proprio stile di vita, indirizzandosi verso un modo di vivere naturale, ossia rispettoso di se stessi, degli altri e dell'ambiente circostante.
Esercizio fisico e mentale e alimentazione equilibrata sono i presupposti imprescindibili del percorso naturopatico. Prendersi cura, dunque, dello stato di salute, non curare la malattia. 
Potrebbe sembrare un controsenso parlare di “cura” della salute (in genere, infatti, il temine “cura” viene riferito ad una patologia), ma non lo è. Essa è una cura che si effettua difendendo e preservando il nostro stato di salute; è un atto dovuto verso noi stessi, un segno di rispetto per la nostra natura. Prendersi cura di sè non significa infatti curare una malattia o un disturbo.
Prevenzione, cura della persona e rispetto di sé e dell’ambiente rappresentano il nucleo ideologico della naturopatia scientifica (a mio avviso, l’unica naturopatia degna di reale considerazione e non di semplice curiosità).
Per naturopatia scientifica si intende, quindi, lo studio di tutto il complesso delle discipline naturopatiche, sottoposte a un criterio razionale e al vaglio del metodo scientifico, in modo da poter selezionare le pratiche razionali da quelle dilettantesche. La naturopatia scientifica è quindi quella disciplina che si occupa della salute e del benessere utilizzando rimedi naturali (esercizio fisico, alimentazione corretta, stile di vita naturale) e che ha come scopo ultimo il miglioramento della qualità di vita. Essa fonda il suo presupposto scientifico sulle conoscenze di altre discipline, quali le scienze naturali e sociali (per esempio la psicobiologia). Il metodo non si basa sul ricorso a cure miracolose, sempre diverse e sensazionali, ma sul raggiungimento di una maggiore consapevolezza. Per questo motivo dovremmo essere tutti naturopati di noi stessi.

venerdì 14 settembre 2018

Il terrorismo psicologico delle riviste di salute e bellezza






Vi è mai capitato di leggere articoli che fanno un quadro devastante delle nostre abitudini alimentari e non? A me sì e anche di frequente! 
Leggo in media una trentina di articoli al giorno per informarmi ed informarvi e a volte è davvero deprimente notare come per certi giornalisti fare informazione significhi creare allarmismo. 
E’ senz’altro vero che l’inquinamento, l’uso di pesticidi, fitofarmaci e detergenti e tutti i problemi legati allo smaltimento dei rifiuti influiscano negativamente (e non poco, purtroppo!) sulla qualità del cibo che mettiamo in tavola e, più in generale, sul nostro stile di vita e sulla nostra salute. Ma a che serve fare terrorismo psicologico? A mio avviso la vera informazione sta nella diffusione e nella condivisione di conoscenze, senza esagerazioni e soprattutto senza creare a tutti i costi casi giornalistici e notizie sensazionali. 
Una corretta informazione dipende anche dalla modalità con cui si veicolano i contenuti. Se ci fate caso, il più delle volte questo tipo di stampa non offre poi alcun reale consiglio, dopo aver dipinto scenari apocalittici. 
Vi faccio un esempio: qualche giorno fa ho letto che la lavatrice è l’ambiente più “pericoloso” della nostra casa, in cui proliferano i germi, in particolare i coli fecali, che non vengono uccisi dal comune detergente. Questo è vero, ma che senso ha fermarsi lì con la notizia? Perchè non si suggerisce di fare periodicamente a lavatrice vuota un bel lavaggio ad alta temperatura aggiungendo nel cestello un antibatterico?
Questo approccio alle notizie non mi piace e pertanto non trova spazio su questo blog. C’è modo e modo di fare informazione. A me piace mettere le mie conoscenze al servizio di chi legge i miei articoli, condividere le esperienze con semplicità ed onestà, ma soprattutto trovare soluzioni. 
Ricordate che il fine ultimo è il benessere biopsicosociale, non lo stress, né tantomeno il terrorismo psicologico. Adottate uno stile di vita naturale impegnandovi responsabilmente nel vostro percorso e vedrete che i risultati non tarderanno!

venerdì 7 marzo 2014

La cultura del benessere

Negli ultimi anni fortunatamente si sta diffondendo sempre più quella che io chiamo la cultura del benessere. Cerchiamo ora di comprendere cosa significhi in realtà intraprendere un percorso del benessere. Ben venga frequentare una spa, un centro benessere o un istituto di bellezza, affidandosi alle mani esperte di estetiste e massaggiatori, ma di certo non ci si può limitare a questo se vogliamo davvero migliorare la qualità della nostra vita. 
Migliorare il nostro stato di salute richiede la nostra partecipazione attiva: ecco perchè limitarsi ad una fruizione passiva di trattamenti estetici può essere considerato solo un punto di partenza o un rimedio complementare. Se vogliamo stare davvero bene, allora dobbiamo capire che tutto dipende da noi, dal nostro impegno e dalla nostra volontà di migliorare noi stessi e la qualità della nostra vita.
Se smettiamo di fumare, limitiamo l'uso di alcol e di farmaci, evitiamo una vita sedentaria, adottiamo un'alimentazione il più possibile sana e naturale, cerchiamo di passare il nostro tempo a contatto con la natura e per quanto possibile lontani da fonti di inquinamento e prodotti chimici di certo noteremo notevoli miglioramenti nel nostro stato di salute.
Una cosa è certa: non è facilissimo, perchè liberarsi da abitudini consolidate richiede forza di volontà e costanza, ma la posta in gioco è alta... è la nostra salute, la nostra vita! Tutto dipende da quanto ci amiamo e da quanto rispettiamo il nostro corpo e l'ambiente in cui viviamo.
Facciamo allora un passo per volta e vediamo come possiamo raggiungere lo stato di benessere, che non è mai soltanto fisico, ma anche mentale e spirituale. Mente, corpo e spirito sono un tutt'uno. Separarli cercando di intervenire su uno solo di essi significa non aver compreso una verità inequivocabile: noi siamo organismi complessi, formati da cellule, tessuti, organi e apparati che non possono essere separati gli uni dagli altri. Se alla parte più strettamente biochimica e fisiologica aggiungiamo anche pensieri, emozioni, stati d'animo e le nostre relazioni con l'ambiente in cui viviamo, ci renderemo conto di quanto sia importante avere una visione olistica (ossia globale). L'ambiente esterno influisce su di noi producendo degli effetti che si ripercuotono sulla nostra vita e sul nostro stato di benessere globale: le interazoni familiari, lavorative, sociali influenzano positivamente e negativamente il nostro stato di salute. Quante patologie, infatti, sono infatti la conseguenza di somatizzazioni di conflitti interiori o di relazioni non positive con l'ambiente e le persone che ci circondano? 
Eccovi dunque una sorta di decalogo del benessere da seguire per migliorare la qualità della nostra vita:

1. Smettete di fumare. So bene che non è semplice, ma la salute è un bene troppo prezioso per poterla barattare con la pigrizia e la superficialità.
2. Limitate l'uso di alcol. Sostituite le bibite alcoliche con acqua e limone, spremute di frutta, the e tisane... non è difficile: è una questione di abitudine, proprio come l'alimentazione.
3. Limitate l'uso di farmaci, quando non sono strettamente necessari (ovviamente non si parla di farmaci salvavita). Quante volte, infatti, si fa abuso di antibiotici e antidolorifici, rischiando effetti collaterali peggiori della malattia stessa, sovraccaricando fegato e reni e producendo assuefazione ai medicinali? Pensiamoci bene prima di mandare giù una pillola. Per disturbi lievi ci sono rimedi naturali o fitoterapici che non hanno gli effetti collaterali tipici dei farmaci di sintesi.
4. Adottate un'alimentazione il più possible sana e naturale. Ci sono tanti articoli in questo blog che possono aiutarvi in tal senso, ma in generale basta ricordare pochi suggerimenti: prediligere proteine e grassi vegetali a quelli animali, eliminare lo zucchero bianco, i prodotti di farine raffinate e in generale i cibi industriali.
5. Passate più tempo possibile a contatto con la natura. Una passeggiata al parco, una gita in campagna, al mare o in montagna non solo rilassano e fanno bene alla nostra salute, ma rinfrancano anche lo spirito.
6. Fate movimento. La vita sendentaria è un killer silenzioso: il nostro organismo è stato progettato per stare in movimento. Non c'è bisogno di strafare o di praticare sport a livello agonistico, basta camminare invece che prendere l'auto anche per brevi tragitti, fare le scale, fare qualche semplice esercizio di stretching a casa o al parco.
7. Evitate per quanto possibile gli ambienti inquinati (la famosa passeggiata al parco è un vero toccasana).
8. Evitate per quanto possibile l'esposizione ad agenti chimici e l'uso di detergenti industriali. Molti detergenti possono essere autoprodotti in maniera davvero semplice e alcuni sono illustrati negli altri articoli di questo blog.
9. Curate le relazioni interpersonali che vi fanno star bene ed evitate quelle che non producono alcuna crescita e alcun benessere interiore. Nessuno ci costringe a frequentare persone che hanno influenze negative sulla nostra vita. Se impariamo ad avere il coraggio di selezionare le nostre frequentazioni e le nostre amicizie, anche il nostro stato di benessere migliorerà.
10. Dedicate del tempo a voi stessi, seguite le vostre passioni, fate ciò che amate e vedrete che non ve ne pentirete mai. Non serve spendere molto: basta un buon libro, una passeggiata, una serata a teatro o una mostra d'arte, un massaggio rilassante o due chiacchiere con un caro amico.
 
Come sapete lo scopo di questo blog non è vendere prodotti o sostenere gli interessi di qualche azienda specifica, ma è solo diffondere informazione e benessere a 360 gradi. Più ne sappiamo, più ci informiamo, più la nostra qualità di vita migliora. Se ci alimentiamo nel modo giusto, se conosciamo le dinamiche del nostro metabolismo e le sostanze funzionali di piante e alimenti, se facciamo movimento e ci prendiamo cura di noi stessi non solo miglioreremo il nostro stato di salute, ma ci faremo anche portavoci della cultura del benessere. Il mio percorso del benessere è iniziato due anni fa, e il vostro?

venerdì 17 gennaio 2014

Consulenza naturopatica e benessere

Il campo di applicazione della consulenza naturopatica è la cura della salute e del benessere in chiave socio-bio-psicologica, questo significa (e non mi stancherò mai di ripeterlo) che il naturopata si occupa di salutogenesi, non di malattie. Esula dalle competenze del naturopata la cura di ogni tipo di patologia (anche se lieve), di cui si occupa invece il medico. 
Detto in parole povere, ciò significa che se scegliamo di andare da un naturopata non dobbiamo aspettarci un consulto di tipo medico, non dobbiamo aspettarci la prescrizione di diete, prodotti fitoterapici e integratori alimentari. Se ciò accade, sappiate che il naturopata, per quanto possa essere preparato e competente, sta invadendo la sfera professionale della sola categoria autorizzata ad intervenire sul nostro metabolismo, ovvero quella dei dottori in medicina. La naturopatia è in realtà una filosofia di vita basata su un approccio naturale ed olistico, non una professione che rientra nell'ambito sanitario.
Nella sua attività di counseling, l'esperto in scienze naturopatiche guiderà e supporterà il cliente nel suo percorso del benessere verso una migliore qualità di vita, tenendo conto delle specifiche esigenze personali, fornendo indicazioni (non prescrizioni o regole assolute) relative all'importanza di una costante attività fisica, di un'alimentazione equilibrata e il più possibile naturale, e della cura di quelle relazioni interpersonali che producono una reale crescita socioaffettiva.
L'educazione al rispetto della natura, dell'ambiente e di se stessi esula quindi dalla prescrizione di integratori a fini puramente commerciali (seppure di origine vegetale), senza che si riscontri un deficit reale (e in tal caso tale diagnosi e prescrizione sarebbero comunque di esclusiva competenza medica). Fare autodiagnosi e autoprescriversi integratori di ogni sorta è del tutto inutile e a volte può rivelarsi addirittura dannoso. La supplementazione alimentare deve essere inserita solo laddove si riscontri una carenza documentata da esami di laboratorio, non da una generica sensazione di stanchezza o spossatezza o per seguire la moda del momento. Se si ha il dubbio di essere afflitti da qualche deficit alimentare, allora si dovrà consultare il medico, che provvederà a prescrivere i relativi esami e a fare una diagnosi. Pensare che un rimedio vegetale possa essere prescritto da chiunque o che possiamo assumerlo a nostro piacimento perchè tanto non fa male è sbagliato. Anche gli estratti vegetali hanno i loro effetti collaterali e in ogni caso solo i medici sono autorizzati a prescrivere rimedi che servono a curare. Non confondiamo comunque gli integratori alimentari con i fitofarmaci.
Se ci rechiamo da un consulente in naturopatia, la sola cosa che dobbiamo aspettarci è il suo aiuto, il suo supporto orientato verso l'acquisizione di una maggiore consapevolezza da parte del cliente, così da essere in grado di operare scelte autonome nel proprio percorso individuale. Assumersi la responsabilità del proprio benessere, evitando di crearsi alibi, modifica le abitudini quotidiane e l'atteggiamento mentale.
In sintesi, il compito del naturopata sta nella cura della persona, non delle malattie, il che si attua educando il singolo ad operare scelte autonome e consapevoli, che nascono cioè da un'esigenza interiore senza imposizioni esterne.

venerdì 13 dicembre 2013

Studiare biochimica oggi

Conoscere i principi base della biochimica è fondamentale non solo per chiunque decida di fornire consulenze nel campo della nutrizione e delle discipline del benessere, ma per chiunque voglia seguire uno stile di vita equilibrato e consapevole. Comprendere i processi biochimici che si verificano incessantemente nel nostro organismo e in tutti gli organismi viventi ci aiuta ad occuparci della nostra salute e del nostro benessere in modo più responsabile e consapevole e ciò ha come effetto una migliore qualità di vita.
Va evidenziato però che la biochimica non esaurisce da sola la conoscenza di tutti i processi che si verificano nell'organismo, che deve invece essere preso in considerazione nella sua globalità. Limitarsi ad assumere un farmaco, un integratore (che sia di sintesi o di origine naturale) è facile e deresponsabilizza, in quanto allontana la persona dall'idea che la qualità della sua vita dipenda dai suoi comportamenti, dalla sua responsabilità e soprattutto dall'impegno profuso nell'occuparsi del suo benessere psicofisico.
Avere conoscenze di biochimica, quindi, è importante non tanto nella prescrizione o autoprescrizione di farmaci, ma nell'ambito dell'educazione alimentare, che richiede impegno e responsabilità e che non si esaurisce in una settimana di terapie, ma dura tutta la vita.
Amatevi e rispettate il vostro corpo!

giovedì 5 dicembre 2013

La macchina meravigliosa che non tutti conosciamo

Vi siete mai chiesti come funziona il vostro corpo, un organo specifico o come si attiva (o disattiva) un singolo processo chimico-biologico? Quando respiriamo, ci muoviamo, mangiamo, digeriamo neanche facciamo caso alla complessità dei processi in atto. Molti sono involontari (il battito del cuore, la circolazione sanguigna e linfatica, la respirazione, ecc.), per cui avvengono automaticamente nel nostro organismo, altri invece sono guidati dalla nostra volontà e dalle nostre decisioni.

Studiare chimica, biochimica e biologia (tanto per citare alcune discipline che sono entrate a far parte del mio percorso di vita e di studio già da tempo) ci permette di capire il funzionamento di ciò che avviene nel nostro corpo. Indipendentemente dal livello di approfondimento con cui si approcciano tali materie scientifiche (scuola elementare, media, superiore, università, master, perfezionamenti, ecc.), il risultato del processo di apprendimento è sempre lo stesso: la consapevolezza che il nostro organismo sia una macchina meravigliosa. Imparare a conoscerlo significa imparare a rispettarlo. Comprendere i meccanismi di funzionamento a livello cellulare, dei tessuti, degli organi, degli apparati fino ad arrivare alla visione complessiva del nostro organismo, secondo un approccio che viene generalmente definito olistico, ci guida verso l'idea di salute consapevole. Se sappiamo cosa ci fa sentire bene e cosa invece ci provoca malessere, possiamo gestire in modo consapevole la nostra salute e il nostro livello di benessere. Conoscere significa quindi rispettare l'organismo e i suoi processi non solo chimico-biologici, ma anche socio-psicologici. Nel lavoro di ogni singolo organello di una cellula microscopica c'è tutto un universo: citoplasma, membrana cellulare, nucleo, ribosomi, mitocondri... una vera e propria centrale operativa sempre in azione. Nella sua armonica complessità ritrovo il senso della vita, il senso del profondo rispetto che tutti dovremmo avere nei confronti del nostro corpo e della sua fisiologia. Nella scienza trovo il più grande conforto e la più profonda sensazione di benessere. Solo attraverso la conoscenza possiamo liberarci della paura dell'ignoto. Comprendere, infatti, significa dissolvere tanti dubbi. Quando avvertiamo una sensazione di malessere, quando ci sentiamo privi di energie, trovare la giusta soluzione, assumere il giusto atteggiamento risulta mille volte più semplice se siamo a conoscenza di ciò che momentaneamente non funziona o non ci fa sentire al massimo delle nostre potenzialità. Con questo non intendo dire che dovremmo essere tutti medici, biologi, naturopati o operatori del benessere, ma tutti dovremmo occuparci della nostra salute con impegno e in modo consapevole. Ripensare le nostre abitudini quotidiane, fare movimento, alimentarci in modo corretto è un diritto-dovere di tutti, proprio nel rispetto di noi stessi e della nostra salute.

Purtroppo sempre più spesso si ricorre ai farmaci, anche quando basterebbe un pò di attenzione in più, anche quando la prevenzione da sola basterebbe ad evitarci l'ingestione di prodotti di sintesi. Certo, mandare giù una pillola è molto più facile e veloce di assumere uno stile di vita naturale, ma siamo certi che ciò che è facile sia allo stesso tempo necessario? Se avessimo piena consapevolezza dell'affaticamento dei nostri reni a seguito dell'assunzione di farmaci, lo faremmo anche quando non è fondamentale? Ogni giorno vedo persone fare un uso indiscriminato di farmaci e, quando succede, ciò è dovuto o a ignoranza o a mancanza di rispetto per se stessi. C'è chi prende antibiotici per un semplice raffreddore non sapendo che in questo modo non solo il raffreddore non passa, ma che a lungo andare l'organismo non sarà in grado di rispondere positivamente agli antibiotici, proprio perchè assuefatto.

Rispettate il lavoro del vostro corpo e, se proprio non volete facilitargli il compito, almeno non sabotatelo!

Rimedi naturali per cervicalgia e lombalgia






Di certo molti di voi sanno cosa significhi soffrire di cervicalgia e/o lombalgia, eppure pochi conoscono i rimedi naturali per alleviare il dolore e arginare i sintomi più acuti. Non sono un medico e pertanto il mio articolo non vuole sostituirsi ad una consulenza professionale. Posso solo dirvi ciò che da anni ho sperimentato su me stessa e ciò che, almeno per me, funziona. Quando mi sono accorta di avere questo “problemino” (due ernie in zona lombosacrale e varie protrusioni nella zona cervicale) avevo due opzioni: seguire passivamente una terapia farmacologica o cercare di documentarmi il più possibile alla ricerca di rimedi naturali per alleviare la sintomatologia dolorosa. Inutile dire che ho scelto la seconda. Anni di letture, studi, ricerche e terapie varie mi hanno portato ad affrontare la situazione con più consapevolezza. Ciò che ho notato, quando ho cercato di condividere la mia esperienza, è che la maggior parte delle persone che hanno il mio stesso problema decide invece di optare per l’assunzione di farmaci. Lungi da me giudicare le loro scelte, ma penso valga la pena fare alcune osservazioni.

1. Chi decide di assumere farmaci in genere non ha mai neanche tentato una via alternativa o, se l’ha fatto, non ha portato a termine il percorso perchè o troppo lungo o troppo “complicato”. Cosa ci sarà di così complicato nel provare rimedi naturali, non saprei. Almeno per me, è molto più complicato in termini di effetti collaterali assumere farmaci ciclicamente.


2. Prendere una medicina è facile e, soprattutto, deresponsabilizza. Si va in farmacia, si manda giù la pillola e ci si sente a posto con la coscienza. Non serve impegno, non serve documentarsi. Si fa prima e va bene così. Poco importa se poi altre parti del corpo possano soffrire…


Se anche voi siete d’accordo col mio punto di vista e preferite, se possibile, ricorrere a rimedi naturali evitando un uso indiscrimintao di farmaci, eccovi alcuni consigli che mi auguro possano migliorare la situazione.


1. Se decidete di assumere un farmaco, scegliete antidolorifici che siano anche antinfiammatori. Diversamente si agirà solo sui sintomi, non sulla causa. Quando l’effetto è finito, il dolore ritorna perchè il problema è ancora lì. A ciò aggiungiamo che ogni medicina ha possibili effetti collaterali. 


2. Fate esercizio regolarmente (non quando si verifica la fase acuta). Niente di intenso, bastano semplici esercizi che potete trovare sul web. L’importante è non strafare ed eseguirli lentamente e con regolarità. 15 minuti al giorno tutti i giorni funzionano di più di un’ora 2 volte alla settimana. 


3. Camminate il più possibile, ma ad una condizione: usate scarpe comode e adatte al vostro piede. Nel caso rivolgetevi ad uno specialista e usate un plantare personalizzato. Camminare con scarpe non adatte potrebbe peggiorare la situazione!


4. Non portate borse e/o tracolle pesanti. Se dovete fare la spesa usate un carrellino.


5. Evitate il più possibile luoghi umidi. Se proprio siete costretti ad uscire sotto la pioggia battente indossate un cappello (io uso quelli di velluto che sono caldi e leggeri perchè non tollero la lana) e una sciarpa (le pashmine di viscosa, lana, cotone, ecc. vanno benissimo).


6. Se davvero il dolore è insopportabile, procuratevi un cuscino imbottito di semi o noccioli. Se non li trovate in giro, date uno sguardo sul web. Si trovano a prezzi abbordabili (meno di 20 euro). Si scaldano nel microonde per 2 minuti, si appoggiano sulla parte dolorante e rilasciano calore per un bel pò di tempo. In alternativa ci sono i cerotti termici.


7. Ricordate che il riposo in certi casi è la migliore medicina. Meglio non andare al lavoro per un giorno o due che rischiare di peggiorare i sintomi ed essere poi costretti a letto per una settimana. Un mal di schiena trascurato potrebbe bloccarvi a letto per un bel pò. Meglio non rischiare!

Se fa male all'ambiente fa male a me

Le mie grandi passioni sono sempre state l'ecologia, la botanica, l’erboristeria e in generale tutte le discipline legate all'universo naturale e alla sua tutela. Ciò mi ha indirizzato verso un tipo di alimentazione consapevole legata ad un concetto di salute "transdisciplinare". 
Star bene non significa riduttivamente non essere malati, ma significa adottare uno stile di vita naturale e consapevole, fare movimento, allenare la mente esponendola a nuovi stimoli (leggere, viaggiare, seguire una passione, imparare una lingua… insomma essere aperti a diverse opportunità culturali).
La mia voglia di apprendere e condividere le mie conoscenze si è poi concretizzata nelle attività del Libero Istituto di Impatto Antropico (definito sinteticamente Progetto L.I.d.I.A.), che si occupa proprio del delicato rapporto tra Uomo e Natura. In particolare vengono trattate tematiche afferenti alle seguenti aree: ambiente, ecologia, biogeografia, antropologia, salute e benessere, bioetica, educazione ambientale ed alimentare, alimentazione etica ed ecosostenibile, sviluppo sostenibile, etnomedicina ed etnobotanica con un approccio interdisciplinare.
Quando scelsi il nome da dare a questo progetto, pensai con attenzione allo scopo che avrebbe avuto: condividere i miei studi e le mie ricerche, da sempre caratterizzate da un approccio integrato tra le scienze umane e le discipline scientifiche. Il mio percorso formativo si snoda infatti attraverso ambiti disciplinari diversi, che però convergono in un punto: l’etica e la difesa dell’ambiente, in particolar modo lo studio del rapporto uomo-ambiente, definito più precisamente “impatto antropico”.
Da qui l’idea di legare con un semplice acronimo ciò che mi caratterizza da sempre: il mio nome e la mia passione per le discipline inerenti alla tutela della salute del Pianeta. Così è nato il Libero Istituto di Impatto Antropico, uno spazio virtuale (e non solo), in cui si propone un’alternativa allo sfruttamento degli esseri viventi, al cibo industriale, al consumismo dilagante e fine a se stesso, alle mode del momento, al vuoto culturale, alla mancanza di rispetto per se stessi e l’ambiente circostante.
In realtà l’alternativa è una sola: l’amore per la Natura (e qui la maiuscola è d’obbligo!).
Se si distrugge per arricchirsi di beni materiali, se si depreda per sentirsi padroni, allora non siamo degni di essere chiamati esseri umani. Siamo esseri sì, ma disumani!
Forse saremo padroni, ma i padroni di terre distrutte e vandalizzate non sono altro che i padroni del NULLA.
In questo sito (e non solo) si propone quindi una filosofia di vita basata sull’etica e sull’ecosostenibilità.  Lo scopo è diffondere e condividere un approccio alla vita basata sul benessere ambientale, soprattutto attraverso la divulgazione di una pedagogia e un’ecologia dell’alimentazione per la difesa dell’ambiente e della salute di tutti gli esseri viventi. Il mio motto è: “Se fa male all’ambiente fa male a me”.