lunedì 26 novembre 2018

Il segreto della felicità: smascherare i bisogni indotti

Si fa un gran parlare di consumi, di etica e di ecosostenibilità, eppure la maggior parte di chi si lamenta della falsità e del consumismo legato alle festività (e non solo) continua a comprare ciò di cui non ha davvero bisogno. 
Tanti si lamentano dei consumi eccessivi, della valanga di rifiuti da cui siamo sommersi, eppure queste stesse persone continuano a reiterare gli stessi comportamenti. Che senso ha farsi guidare dall'incoerenza? O non ci si lamenta e si sceglie di seguire le mode, gli altri, la pubblicità, gli "obblighi sociali" oppure si decide di essere coraggiosi e rispettosi di se stessi e dell'ambiente.
Basta guardarsi intorno per notare sprechi di cibo, di soldi, di sorrisi falsi, di frasi di circostanza, di bugie, di messinscene. Tutto questo perché? Perché la tv, la pubblicità ci obbligano a recitare un copione? Ma perchè dobbiamo sempre fare i burattini di un sistema che ci fa credere che abbiamo bisogno di cose e/o persone di cui non abbiamo alcuna necessità? Abbiamo solo bisogno di essere felici, ma nessuno ce lo dice. Neanche i genitori sanno educare alla felicità perché loro stessi non sono stati educati ad essere felici. Eppure è molto semplice... è la vita semplice che rende felici. E invece ci obbligano a complicarci l'esistenza, perché se siamo infelici cerchiamo cose e, se cerchiamo cose, le compriamo o facciamo in modo di ottenerle.
Non c'è bisogno di seguire una religione o di credere in verità rivelate, ma tutti abbiamo l'obbligo di seguire un codice etico, di rispettare noi stessi, gli altri e l'ambiente. Ogni giorno in tutte le nostre "piccole" azioni abbiamo l'obbligo morale (e non solo) di rispettare la Natura. La rispettiamo ogni volta in cui evitiamo gli sprechi, ogni volta in cui camminiamo a piedi, ogni volta in cui non buttiamo neanche una mollica. La rispettiamo se non fumiamo, se usiamo il riscaldamento in modo molto parsimonioso, se compriamo poco ma di qualità, se cerchiamo di riciclare il più possibile in modo corretto. Soprattutto la rispettiamo quando, scegliendo di essere felici, ci poniamo verso il mondo con ottimismo.
Non serve lamentarsi di ciò che non si ha, piuttosto serve impegnarsi per ottenerlo (se possiamo). Se non possiamo, ci andrà bene lo stesso perché comunque ci abbiamo provato. Fate della vostra vita il tempo della realizzazione dei vostri sogni. Seguite le vostre passioni, studiate ciò che amate, immergetevi nella Natura. 
Smascherare i bisogni indotti è la premessa per una vita felice. Non c'è bisogno né di fare né di ricevere regali in occasioni prestabilite da altri, non c'è bisogno di fingere. Non lasciatevi costringere da nessuno a fare o non fare ciò che non considerate etico o che ritenete inadatto e incoerente coi vostri principi. Ciò non significa che il vostro stile di vita e i vostri valori debbano o possano essere condivisibili, anzi. Per la maggior parte della gente che vi circonda non lo sarà. Pazienza, ve ne farete una ragione. Non vivete per accontentare gli altri, esattamente come gli altri non vivono per far felici voi o fare ciò che vi aspettate da loro. Non aspettatevi nulla da nessuno. Solo così si può essere liberi, perché è l'aspettativa che ci rende schiavi. Facciamo del bene per sentirci dire grazie. Non va bene. Facciamo sacrifici aspettandoci riconoscenza. Non va bene. Non sono azioni altruiste perché ci aspettiamo una ricompensa. Se ci aspettiamo qualcosa in cambio, allora non stiamo facendo nulla di buono per gli altri, ma solo qualcosa per noi. La cosa grave è che non ce ne rendiamo conto, perché veniamo educati a fare per ricevere, veniamo educati ai bisogni, non alla libertà, veniamo educati ad affannarci, non ad impegnarci. Non è facile smascherare i bisogni indotti, gli egoismi travestiti da altruismo, però possiamo provarci mettendo in atto il pensiero critico, quello che ci fa scegliere e decidere senza dipendere dagli altri o dalle mode del momento. Certamente le letture e gli studi ci aiutano e tutto diventa più semplice.
Amatevi, amate ciò che siete, non aspettate gli altri, non ne avete bisogno. La vita è una sola. Vivete la vostra e lasciate che gli altri vivano la propria...indipendentemente da voi. La libertà è questa.

martedì 6 novembre 2018

Siamo tutti naturopati di noi stessi

La naturopatia è l’insieme di tutte quelle pratiche che tendono al raggiungimento di uno stato di benessere globale. Si può quindi considerare la disciplina della salute, intesa in senso consapevole, a cui si può arrivare attraverso un serio percorso fisico-psichico-sociale ed emozionale e che si basa su un ripensamento del proprio stile di vita, indirizzandosi verso un modo di vivere naturale, ossia rispettoso di se stessi, degli altri e dell'ambiente circostante.
Esercizio fisico e mentale e alimentazione equilibrata sono i presupposti imprescindibili del percorso naturopatico. Prendersi cura, dunque, dello stato di salute, non curare la malattia. 
Potrebbe sembrare un controsenso parlare di “cura” della salute (in genere, infatti, il temine “cura” viene riferito ad una patologia), ma non lo è. Essa è una cura che si effettua difendendo e preservando il nostro stato di salute; è un atto dovuto verso noi stessi, un segno di rispetto per la nostra natura. Prendersi cura di sè non significa infatti curare una malattia o un disturbo.
Prevenzione, cura della persona e rispetto di sé e dell’ambiente rappresentano il nucleo ideologico della naturopatia scientifica (a mio avviso, l’unica naturopatia degna di reale considerazione e non di semplice curiosità).
Per naturopatia scientifica si intende, quindi, lo studio di tutto il complesso delle discipline naturopatiche, sottoposte a un criterio razionale e al vaglio del metodo scientifico, in modo da poter selezionare le pratiche razionali da quelle dilettantesche. La naturopatia scientifica è quindi quella disciplina che si occupa della salute e del benessere utilizzando rimedi naturali (esercizio fisico, alimentazione corretta, stile di vita naturale) e che ha come scopo ultimo il miglioramento della qualità di vita. Essa fonda il suo presupposto scientifico sulle conoscenze di altre discipline, quali le scienze naturali e sociali (per esempio la psicobiologia). Il metodo non si basa sul ricorso a cure miracolose, sempre diverse e sensazionali, ma sul raggiungimento di una maggiore consapevolezza. Per questo motivo dovremmo essere tutti naturopati di noi stessi.

sabato 13 ottobre 2018

Il mio percorso del benessere: come ho curato la mia dipendenza dagli zuccheri




Che gli zuccheri creino dipendenza è vero e l’ho sperimentato di persona. Fino a qualche anno fa sentivo il “bisogno” di qualcosa di dolce al termine del pasto, mi capitava di mangiare biscotti, dolciumi vari, cioccolatini e usavo tanto zucchero nel the. Poi, piano piano, ho voluto sperimentare su me stessa gli effetti di un regime alimentare diverso. Giuro che non ho fatto alcun sacrificio, anzi mi è venuto spontaneo e naturale ed è stato un vero e proprio piacere. Più studiavo e mi informavo, più mi veniva la curiosità di mettere in pratica quello che chiamo “il mio percorso del benessere”.

Ora a casa mia non ci sono più merendine, dolciumi, snack, dessert industriali, prodotti con zuccheri aggiunti... a dir la verità non c'è neanche un pacco di zucchero. La cosa meravigliosa è che non solo non li mangio più, ma non mi viene alcuna voglia di comprarli quando li vedo in bella mostra al supermercato. Mi concedo una fettina di dolce casalingo se me lo offrono, qualche quadretto di cioccolata fondente (quella con almeno il 60% di cacao, non quella che spacciano per fondente anche se non lo è), marmellata fatta in casa a colazione, frutta secca (datteri, fichi, albicocche, mandorle, noci, nocciole) e dolcifico tassativamente con miele sciroppo d’acero, di agave o di fiori di sambuco (che sono anche più gustosi dello zucchero).

La mia giornata inizia con una sana colazione. Rigorosamente seduta a tavola, senza fare corse per casa. Mi sveglio 15 minuti prima e vi assicuro che quando diventa un’abitudine non è affatto un sacrificio. D’inverno bevo the o tisane dolcificate con miele crudo (quello che cristallizza, non quello liquido), a cui aggiungo due fette biscottate integrali con un pò di marmellata di frutta biologica o del miele (mi piace variare, ma in genere uso quello di arancio, limone, eucalipto, acacia e tiglio) e un frutto. D'estate a volte mangio uno yogurt cremoso (adoro quello greco), a cui aggiungo frutta fresca e avena (non uso cereali dolcificati di produzione industriale… se voglio qualcosa di particolarmente gustoso aggiungo all’avena pezzetti di frutta secca e qualche scaglia di cioccolato fondente extra). Mi diverto anche a preparare tanti frullati, spremute e smoothies fatti con frutta fresca di stagione.

A pranzo e a cena, variando le verdure, i cereali e l’apporto proteico si possono preparare un’infinità di piatti. D’estate il mio pranzo tipico è una bella insalata piena di verdure diverse a cui aggiungo o noci o filetti di salmone o scaglie di parmigiano e dei crostini di pane integrale.

E per quando mi viene fame nell’arco della giornata ho trovato una soluzione semplice e pratica: qualche nocciola, qualche mandorla o qualche gheriglio di noce… senza esagerare, dato che contengono molte calorie. Se non vado di fretta e non lavoro, invece, mangio frutta fresca (in genere una bella banana).

Vi assicuro che non è un sacrificio. Mi sento molto meglio e sono riuscita a risolvere tanti problemini di salute senza alcuna terapia farmacologica. Ricordate però che una dieta equilibrata è inutile se non camminate, non fate le scale, non vi muovete!

venerdì 5 ottobre 2018

Le nuove frontiere della ricerca scientifica

Le nuove frontiere della ricerca scientifica:
divulgazione etica e transdisciplinarità



I sostanziali e repentini cambiamenti socioculturali e l’evoluzione del ruolo della scuola e della famiglia nell’educazione dei giovani ci dovrebbero far riflettere su uno dei tanti paradossi che negli ultimi decenni stanno caratterizzando la formazione delle nuove generazioni. Se da un lato ciò ha prodotto e veicolato nuovi contenuti disciplinari e nuove metodologie, dall’altro ha innescato una vera e propria emergenza educativa.

Sebbene oggi l’educazione ad una cittadinanza attiva non possa più essere scissa dall’educazione ambientale, alimentare e, più in generale, alla salute consapevole e responsabile, l’adeguamento dei programmi scolastici, degli obiettivi e delle finalità viene sempre più spesso gestito attraverso politiche governative volte all’appiattimento dei livelli di conoscenze, competenze e abilità degli studenti di ogni ordine e grado. Ciò si traduce in realtà, aldilà delle tante e belle parole, in un abbassamento degli obiettivi, in nome di una pseudo democraticità dell’istruzione. Questo modus operandi viene applicato non solo ai singoli contenuti disciplinari, ma influenza l’intera funzione educativa dei docenti. 
Che valore la società attribuisce oggi all’apprendimento, al pensiero divergente, al merito e all’impegno scolastico? La formazione degli studenti risulta in linea con le nuove esigenze culturali? E soprattutto la cultura è ancora considerata un valore imprescindibile su cui formare la propria personalità? Sono tutti interrogativi legittimi a cui però non sempre riusciamo a dare una risposta semplice ed univoca.

Nonostante il supporto delle nuove tecnologie, la formazione degli studenti, soprattutto in ambito scientifico, presenta delle forti criticità. Non di rado infatti accade che l’educazione alimentare venga scissa da quella ambientale, che docenti diversi trattino gli stessi argomenti veicolando teorie contrastanti spesso slegate dalle acquisizioni degli studi più recenti, che la letteratura a cui si fa riferimento sia visibilmente obsoleta o che contenuti “sensibili” vengano trattati in modo superficiale e frettoloso per l’oggettiva mancanza di tempi, strutture e mezzi adeguati (problematiche che contraddistinguono e affliggono la scuola italiana oggi più che mai). In questo modo le nuove acquisizioni della ricerca scientifica non sempre vengono veicolate secondo un progetto educativo continuo e diffuso
Qualcosa si perde per strada e molto spesso questo qualcosa non è di lieve entità. Il confine tra semplificare e banalizzare è molto sottile e non di rado accade che i risultati di studi scientifici vengano travisati perché tradotti e/o divulgati in modo superficiale. Per questo motivo diventa quanto mai necessario fondare una vera e propria etica della comunicazione scientifica (e non solo).

Negli ultimi anni stiamo inoltre assistendo ad un fenomeno tanto proficuo quanto preoccupante: l’accesso pressoché illimitato alle informazioni veicolate attraverso il web, i social networks e i media classici quali stampa, radio e tv. Alla democraticità dell’informazione, che fa sì che tutti gli utenti alfabetizzati possano accedere ad un certo tipo di contenuti, si oppone l’uso il più delle volte propagandistico e commerciale che si fa di tali contenuti da parte di chi li veicola, seguito dalla ricezione spesso passiva, indiscriminata, semplicistica dell’utente medio che li recepisce e che poi a sua volta li condivide, innescando un circolo vizioso da cui non è facile uscire. Tale condivisione segue spesso lo schema “copia e incolla”, un automatismo pericoloso che viene attuato sia secondo una dinamica orizzontale (nel gruppo dei pari) che verticale (secondo un processo di inculturazione). La discriminante tra la cultura fai da te e quella basata su prove di evidenza scientifica consiste proprio nella facoltà di poter discernere e utilizzare in modo corretto e proficuo la valanga di informazioni da cui siamo letteralmente subissati quotidianamente. Solo l’utente esperto, consapevole e responsabile è infatti in grado di oltrepassare il confine della passiva ricezione, usando come chiave il pensiero critico.

La generazione dei “nativi digitali” figlia del Duemila (quella che spesso in altre sedi ho definito “generazione copia e incolla”) vive il paradosso di avere molte più risorse culturali a disposizione, a cui si accede con estrema facilità, ma una minore abitudine all’utilizzo critico. Spesso tale abitudine agli automatismi e alle eccessive facilitazioni si traduce in una minore attitudine al pensiero indipendente, data l’ormai provata retroazione della presenza/assenza di determinati stimoli ambientali all’apprendimento sulle capacità cognitive, processo che innesca un pericoloso feedback negativo. Soprattutto il campo della medicina, della farmacologia e del complesso e articolato ambito della nutrizione sono stati investiti dalla “globalizzazione dell’informazione”, il che ha avuto come diretta conseguenza l’accesso ai contenuti disciplinari, riservati fino a qualche decennio fa solo agli adepti e agli specialisti del settore, a tutti gli utenti del web. Se da un lato ciò ha reso il cittadino più curioso e più motivato ad apprendere e ad informarsi, dall’altro, in mancanza di un background culturale specialistico, l’utente resta disarmato di fronte alla vastità delle informazioni a disposizione spesso in contraddizione tra loro. Scuole di pensiero, programmi dietetici e terapeutici, metodi e approcci diversi nell’analisi delle abitudini alimentari, propagandati e/o confutati attraverso i media, lasciano il consumatore privo di adeguata formazione scientifica letteralmente disorientato, in quanto sprovvisto dei mezzi adeguati per poter selezionare le fonti in modo proficuo, farne una lettura consapevole, per poter poi apprendere in modo critico.

Un apprendimento di questo tipo è possibile solo attraverso i canali istituzionali, luoghi in cui la conoscenza veicolata è frutto di studi, ricerche e metanalisi validate dalla comunità scientifica internazionale e in continuo aggiornamento. Il fatto che il campo dell’alimentazione e della nutrizione sia oggi letteralmente preso d’assalto da specialisti del settore, operatori sanitari, agronomi, giornalisti, esperti di comunicazione, gastronomi, sociologi, psicologi, appassionati della materia e semplici curiosi di turno, testimonia il forte interesse scientifico, culturale e commerciale che tali studi hanno prodotto e stanno producendo. Il dibattito tra medici, nutrizionisti, dietisti e altre figure professionali (in ambito sanitario e non) è attualmente molto vivace e caratterizzato a volte anche da toni accesi, il che testimonia che gli studi sono in fieri e molto resta ancora da ricercare, comprendere, apprendere e comunicare nel modo più appropriato. Solo attraverso la conoscenza, infatti, possiamo liberarci della paura e della diffidenza verso l'ignoto. Comprendere, infatti, significa dissolvere i dubbi, osservando la natura con occhi attenti e rinnovata sensibilità.

Fortunatamente stiamo assistendo ad una vera e propria rivoluzione della e nella ricerca scientifica, caratterizzata da un approccio per quanto possibile interdisciplinare, proiettato verso l’orizzonte della transdisciplinarità. Ciò permette di evitare di cadere nella “trappola” dell’iperspecializzazione che, focalizzando l’attenzione sui dettagli, fa correre il rischio di perdere di vista la visione globale e le interconnessioni tra le parti. Il metodo dovrebbe essere quello di trattare un argomento da almeno due prospettive diverse ma complementari (ad esempio quella delle scienze biomediche e quella delle scienze umane), tentando poi una reductio ad unum prodotta dalla convergenza dei linguaggi delle diverse discipline, indagate con approccio sistemico. Ci si riferisce in particolare a quanto auspicato da Thomas Kuhn quando sosteneva la necessità di scienziati/filosofi bilingue, in grado cioè di operare secondo una visione transdisciplinare, liberi dai confini dei linguaggi specifici delle loro stesse discipline1. È ciò che Francesco Bottaccioli definisce “sguardo sistemico”, quando, alla luce delle acquisizioni della psiconeuroendocrinoimmunologia e dell’epigenetica, sostiene che occorre “evidenziare il fondamento comune delle cosiddette scienze della vita e delle cosiddette scienze dell’uomo”, in quanto intrinsecamente connesse, “non separabili, e quindi non studiabili isolatamente l’uno dall’altro”2. La necessità della transdisciplinarità è stata ben evidenziata anche da Fabio Marzocca che, operando una breve sintesi diacronica, partendo dal contributo dello psicologo Jean Piaget fino ad arrivare alle riflessioni del filosofo della scienza Ervin Laszlo e del fisico Basarab Nicolescu, sostiene “la necessità di una cooperazione tra le discipline”3. In particolar modo chiarisce che “le discipline sono una necessaria auto-limitazione introdotta nella scienza, ma i loro confini dovrebbero essere considerati permeabili, espandibili e trasferibili. Solo quando siamo in grado di superare questi limiti, allora la conoscenza potrà allargarsi oltre i confini disciplinari”. Non è un caso che per spiegare le differenze tra i termini multidisciplinare, interdisciplinare e transdisciplinare, Marzocca utilizzi una sorta di “esemplificazione gastronomica”. L’esempio di un primo banchetto in cui ogni ospite porta il piatto che ritiene opportuno, senza alcun accordo con gli altri invitati, di un secondo in cui si trovano piatti diversi, dal momento che ogni invitato sa in anticipo ciò che gli altri non porteranno, e di un terzo in cui tutti gli ospiti hanno collaborato alla preparazione delle pietanze, utilizzando gli ingredienti e le risorse professionali a disposizione, indicano rispettivamente l’approccio multidisciplinare, interdisciplinare e transdisciplinare. Dalla semplice giustapposizione si passa ad una suddivisione di competenze, per arrivare poi ad un vero e proprio lavoro di squadra, in cui l’apporto specifico del singolo non è più riconoscibile nel lavoro finale e in cui nessuna professionalità avrà la leadership4. E non è un caso che le nuove frontiere della ricerca scientifica in campo biomedico (e non solo) stiano proprio indagando contenuti transdisciplinari quali epigenetica, PNEI, nutrigenetica, nutrigenomica, neuroscienze e sensorialità, ambiti in cui la figura dello scienziato bilingue di cui parlava Khun è diventata indispensabile.



1 KHUN T., La struttura delle rivoluzioni scientifiche, (trad. it.), Einaudi, 1978

2 BOTTACCIOLI F., Epigenetica e Psiconeuroendocrinoimmunologia, Edra, 2014, p. 155

3 MARZOCCA F., Il nuovo approccio scientifico verso la Transdisciplinarità, Atopon, 10, Mythos, 2014, pp. 8-9


4 MARZOCCA F., op. cit., 2014, pp. 18-22

martedì 2 ottobre 2018

Fare educazione ambientale oggi

Molto spesso mi ritrovo a riflettere sul modo in cui si fa educazione ambientale oggi nelle scuole italiane.
Se è vero che l'educazione ambientale, così come l'educazione alimentare, non è una disciplina ben delimitata, non è affatto vero che è demandata ai soli docenti di scienze. I moduli presenti nelle linee guida del Ministero dell'Istruzione fanno infatti parte di tutti i testi di geografia che ho utilizzato. Fortunatamente si sta dando sempre più spazio ai contenuti relativi alla geografia ambientale, il cui studio è ormai imprescindibile. Tutela delle acque e della biodiversità, alimentazione sostenibile, smaltimento dei rifiuti, green economy, cambiamenti climatici e dissesto idrogeologico sono solo alcuni dei nuclei su cui docenti e studenti lavorano e dovranno lavorare anche in futuro.
In quanto docente di liceo e divulgatore scientifico, posso affermare di aver sempre trattato con i miei allievi tematiche legate alla sostenibilità ambientale anche e soprattutto da un punto di vista etico, sociale, antropologico, economico, alla luce delle evidenti criticità che purtroppo l'uomo ha provocato e sta provocando danneggiando interi ecosistemi.
Il fatto che educazione ambientale e sviluppo sostenibile non siano una vera e propria disciplina scolastica lo considero un fattore positivo più che una criticità, in quanto si è notato già da tempo che irrigidire contenuti nei confini di specifiche discipline non stimola la formazione del pensiero critico. Fortunatamente l'approccio allo studio sta diventando sempre più interdisciplinare. Segmentare i contenuti in singole discipline è una comodità esclusivamente didattica, che a volte può avvantaggiare il docente ma di certo non gli studenti, perchè non li aiuta ad operare confronti, inferenze, ad utilizzare il pensiero divergente, a studiare in modo critico e consapevole.
Quello che cerco di fare da una decina di anni è superare anche l'approccio interdisciplinare tendendo verso la transdisciplinarità, ambito in cui gli apporti delle singole discipline e dei singoli divulgatori non sono più distinguibili. Non è facilissimo, ma è molto stimolante. E' proprio per questo motivo che, dopo una laurea in lettere classiche, ho scelto come seconda laurea una facoltà scientifica. Senza un doppio background non si può insegnare con approccio sistemico, ma si resterà sempre confinati nella multidisciplinarità.
Molti, che di scuola non sanno nulla perchè non la vivono dall'interno, si lamentano del fatto che i docenti non abbiano una formazione adeguata per veicolare questi "nuovi" contenuti. In realtà questi contenuti non sono affatto nuovi! Insegnare il rispetto dell'ambiente in cui si vive è ed è sempre stato compito di tutti gli educatori (genitori, nonni, insegnanti, amici, parenti, società), per cui non credo ci sia bisogno delle direttive del Ministero dell'Istruzione per formare i docenti su determinati contenuti. Esiste la libertà di insegnamento ed è proprio su questa libertà che poggia l'efficacia dell'attività dei singoli docenti. Anzi, credo che il politichese e il didattichese del linguaggio dei documenti emanati dai Ministeri (e non solo) non faccia altro che inaridire i contenuti, cristallizzandoli dentro paroloni e giri di parole... del resto la burocrazia italiana si alimenta anche di questo!

mercoledì 19 settembre 2018

Salute e malattia: verso una medicina integrata e personalizzata

Per la scienza medica la salute è stata per lungo tempo definita come quella condizione fisico-psichica in cui non si manifestano patologie. Essa è una definizione in negativo, che intende lo stato di salute come semplice assenza di malattia. 
Fortunatamente le cose sono cambiate di recente (o almeno stanno cambiando!). Il campo di indagine del medico non è più solo la cura delle malattie, ma anche la promozione della salute. Quando si occupa di prevenzione, lo fa (o dovrebbe farlo) non solo da un punto di vista scientifico-farmacologico-informativo, ma anche da un punto di vista di supporto morale del paziente o di guida verso una migliore qualità di vita attraverso il ripensamento delle abitudini quotidiane (attività motoria, sociale, alimentazione, ecc.). La prevenzione delle sintomatologie influenzali, ad esempio, non si attua solo attraverso campagne di vaccinazione, che consistono comunque in un intervento farmacologico, ma attraverso la promozione di stili di vita sani. Anche la prevenzione di patologie quali cancro, ictus, infarto dev'essere condotta non solo attraverso screening e controlli ciclici (che spesso fanno sentire il paziente come se fosse una cavia da laboratorio o un meccanismo da revisionare a scadenze prestabilite), ma tramite vere e proprie campagne educative, condivise con genitori, insegnanti, educatori e caregivers. Attraverso questa attività di consulenza e monitoraggio, improntata al benessere fisico e socio-psicologico, si realizza la più proficua prevenzione, attuata attraverso la promozione delle cd. "buone pratiche" (attività motoria, alimentazione equilibrata, evitare fumo, alcol, ambienti e sostanze inquinanti).
Anche medicine alternative e complementari focalizzano l'attenzione sulla salute, non sulla malattia. Esse si occupano del benessere della persona in senso globale, prendendo in considerazione l'unicità di ogni singolo individuo (sfera sociale, affettiva, familiare, lavorativa, psicologica, ecc.), a cui spetta l'assoluta centralità all'interno del percorso verso la migliore qualità di vita possibile. La malattia non è più vista come un nemico da combattere e, si spera, da sconfiggere, ma come un evento da prevenire grazie ad uno stile di vita sano. In questa visione adattiva, non si parlerà di omeostasi, ma di omeodinamica. 
La medicina tradizionale ha avuto per troppo tempo la finalità di ripristinare una condizione di normalità (tutti i pazienti affetti dalla stessa patologia presentano gli stessi sintomi e pertanto devono essere trattati con le stesse tecniche terapeutiche e farmacologiche, quasi come soldatini rotti in fila su una catena di montaggio in attesa di essere aggiustati), visione che fortunatamente sta cambiando. La medicina sta ripensando se stessa e le sue stesse metodologie. Dall'atteggiamento paternalistico ormai anacronistico si sta passando alla compliance tra medico e paziente. Ciò significa che ci stiamo avviando verso una medicina personalizzata, in cui ogni individuo è considerato un unicum (cosa ovvia dal punto di vista genetico, ma molto spesso dimenticata dal punto di vista delle interazioni medico-paziente). Scopo del medico "moderno" non è quindi normalizzare il paziente (nel senso di trattarlo secondo una norma e un protocollo prestabilito, in una visione statica del concetto di cura e terapia), ma interpretare il suo disagio in modo personalizzato, tenendo conto di tutte le componenti fisiologiche, sociali e psicologiche.  
In quest'ottica si può dire che la medicina si dovrebbe occupare del benessere della persona più che della sua salute. Il concetto di benessere è infatti molto più ampio di quello di salute. Sentirsi bene non significa solo non avere patologie in atto, ma anche e soprattutto avvertire un senso di pace e armonia con se stessi e con l'ambiente circostante. In tale visione olistica il benessere è frutto dell'interazione tra mente, corpo e spirito, un benessere quindi fisico-psichico-sociale.

venerdì 14 settembre 2018

Il terrorismo psicologico delle riviste di salute e bellezza






Vi è mai capitato di leggere articoli che fanno un quadro devastante delle nostre abitudini alimentari e non? A me sì e anche di frequente! 
Leggo in media una trentina di articoli al giorno per informarmi ed informarvi e a volte è davvero deprimente notare come per certi giornalisti fare informazione significhi creare allarmismo. 
E’ senz’altro vero che l’inquinamento, l’uso di pesticidi, fitofarmaci e detergenti e tutti i problemi legati allo smaltimento dei rifiuti influiscano negativamente (e non poco, purtroppo!) sulla qualità del cibo che mettiamo in tavola e, più in generale, sul nostro stile di vita e sulla nostra salute. Ma a che serve fare terrorismo psicologico? A mio avviso la vera informazione sta nella diffusione e nella condivisione di conoscenze, senza esagerazioni e soprattutto senza creare a tutti i costi casi giornalistici e notizie sensazionali. 
Una corretta informazione dipende anche dalla modalità con cui si veicolano i contenuti. Se ci fate caso, il più delle volte questo tipo di stampa non offre poi alcun reale consiglio, dopo aver dipinto scenari apocalittici. 
Vi faccio un esempio: qualche giorno fa ho letto che la lavatrice è l’ambiente più “pericoloso” della nostra casa, in cui proliferano i germi, in particolare i coli fecali, che non vengono uccisi dal comune detergente. Questo è vero, ma che senso ha fermarsi lì con la notizia? Perchè non si suggerisce di fare periodicamente a lavatrice vuota un bel lavaggio ad alta temperatura aggiungendo nel cestello un antibatterico?
Questo approccio alle notizie non mi piace e pertanto non trova spazio su questo blog. C’è modo e modo di fare informazione. A me piace mettere le mie conoscenze al servizio di chi legge i miei articoli, condividere le esperienze con semplicità ed onestà, ma soprattutto trovare soluzioni. 
Ricordate che il fine ultimo è il benessere biopsicosociale, non lo stress, né tantomeno il terrorismo psicologico. Adottate uno stile di vita naturale impegnandovi responsabilmente nel vostro percorso e vedrete che i risultati non tarderanno!

venerdì 7 luglio 2017

Come fare una spesa veg settimanale a meno di 30 euro: la spesa di luglio

Eccoci pronti per il consueto appuntamento mensile con i consigli per la spesa veg di luglio. Oltre ai suggerimenti generali, già indicati nel mio articolo precedente relativo alla spesa di marzo e in quello relativo alla spesa di aprile, vediamo cosa possiamo comprare con meno di 30 euro per una spesa settimanale (le quantità sono ovviamente indicative e si riferiscono ad un consumo medio settimanale di cereali, frutta, e verdura di stagione per due persone). Premetto che i costi dei prodotti sono quelli stabiliti da piccole e medie aziende agricole del Lazio e non si riferiscono quindi a quelli di supermercati e ipermercati, dove in genere frutta e verdura sono più care (soprattutto se vendute in imballaggi di polistirolo e pellicola trasparente).
 

  • Zucchine, peperoni e melenzane. Le zucchine possono essere consumate sia crude che cotte. Se decidete di provarle crude, potete aggiungerle alle insalate dopo averle tagliate a rondelle sottilissime. Se le preferite cotte, potete grigliarle o stufarle in pentola con cipolle, pezzetti di zenzero fresco ed erbe aromatiche e spezie (io uso peperoncino, noce moscata, origano e sedano o prezzemolo). Oppure potete gustarle in frittate, cotte al forno, ripiene di riso, dorate e fritte o per condire pasta e risotti. Anche melenzane e peperoni possono essere consumate con riso, pasta e cereali. Se li friggete, ricordate di usare un olio di buona qualità e di assorbire la quantità in eccesso usando carta da cucina.
  • Peperoncini verdi. In genere si usa mangiarli fritti, ma dato che preferisco evitare le fritture, mi sono inventata un altro modo di cucinarli facile e veloce. Li apro facendo un taglio verticale e li privo di tutti i semini. Li sciacquo sotto acqua corrente e li metto in una grande padella con aglio tritato o a pezzetti, pomodorini tagliati in due, olive, capperi ed erbette aromatiche. Li faccio cuocere per 15-20 minuti e alla fine aggiungo olio evo e basilico. In questo modo l'olio conserva tutte le qualità organolettiche e il basilico il suo inconfondibile profumo. Inoltre sono molto digeribili e davvero gustosi.
  • Pomodori. Possono essere inseriti in insalate miste o tagliati a dadini per insaporire minestre o zuppe o per preparare un semplicissimo sughetto con aglio, cipolla ed erbe aromatiche (salvia, timo, basilico, prezzemolo, capperi, ecc.). Deliziosi anche ripieni di riso e cotti al forno. Insaporite il riso con spezie ed erbe aromatiche, dopo averlo lessato e riempite i pomodori, prima di infornarli per 15-20 minuti.
  • Carote, misticanza, aglio, cipolle. Ricordate che le carote possono essere anche centrifugate, aggiunte a frullati di frutta (in questo caso andranno prima sbollentate) o inserite nella preparazione di muffins e torte, magari con l'aggiunta di noci, mandorle e buccia di limoni biologici.
  • Melone, kiwi, limoni, banane, anguria, pesche, albicocche, prugne. Se avete una centrifuga (o se decidete di comprarla), ricordate di non gettare il residuo. Potete usarlo per maschere di bellezza, per fare marmellate, per aromatizzare il vostro gelato o sorbetto casalingo  o per il vostro compost (anche se io suggerisco sempre le opzioni marmellata e gelato). Non gettate la frutta matura. Frullatela con un pò di limone o latte vegetale e gustatela come snack spezzafame. Potete anche aggiungerla allo yogurt o fare salse per decorare dolci e gelati. Potete anche usarla per fare marmellate casalinghe e gelati. Usate i limoni non solo per condire, ma anche per preparare sorbetti, liquori e per aromatizzare l'acqua da bere durante il giorno. Fate attenzione che siano biologici se utilizzate anche la buccia!
  • Zenzero fresco. Se aggiunto a zuppe di legumi e minestroni previene il gonfiore intestinale. Ottimo per insaporire insalate e macedonie tagliato a fettine sottili. Si conserva in frigo avvolto in carta da cucina e inserito in un sacchetto di plastica per alimenti.
  • Un sacchetto di semi misti tostati (il mix che ho scelto contiene semi di lino, di zucca e di sesamo). Se non gradite consumarli da soli come semplice snack, aggiungeteli alle vostre insalate o provate a fare il pane in casa aggiungendoli all'impasto di acqua, farina e lievito dopo la lievitazione, prima di infornare. Potete usare farina di farro o di frumento (meglio se integrale e di produzione biologica). 
  • Tre barattoli di conserva di pomodori datterini di agricoltura biologica. 
  • Due pacchi da 500 gr. di pasta integrale biologica e un pacco da 1kg di riso integrale biologico.
Un ultimo suggerimento antispreco: ricordate di non buttare le scorze degli agrumi. Sono davvero eccezionali per profumare sia i grandi ambienti che armadi e cassetti. Si possono essiccare per comporre deliziosi pout pourri con chiodi di garofano, pezzetti di cannella e petali di fiori. Bucce di limone con chiodi di garofano terranno lontane le mosche dalle vostre cucine.

lunedì 10 ottobre 2016

Come fare una spesa veg settimanale a meno di 30 euro: la spesa di ottobre

Oltre ai suggerimenti generali, già indicati nel mio articolo precedente relativo alla spesa di marzo e in quello relativo alla spesa di aprile, vediamo cosa possiamo comprare ad ottobre con meno di 30 euro per una spesa settimanale (le quantità sono ovviamente indicative e si riferiscono ad un consumo medio settimanale di cereali, frutta e verdura di stagione per due persone). Premetto che i costi dei prodotti sono quelli stabiliti da piccole e medie aziende agricole del Lazio (la regione in cui vivo). Si riferiscono, quindi, a prodotti a km zero, di stagione, provenienti da agricoltura biologica certificata. Nei supermercati e ipermercati in genere frutta e verdura sono più care (soprattutto se vendute in imballaggi di polistirolo e pellicola trasparente). Nei negozi in cui si vendono prodotti bio e non, c'è infatti la necessità di isolare quelli biologici da eventuali contaminazioni (ecco perchè i prodotti vengono impacchettati).
 
  • Zucca. La zucca è davvero molto versatile. Possiamo gustarla nelle nostre zuppe autunnali abbinandola con patate e/o funghi e carote, oppure con cereali e pseudocereali (pasta, riso, orzo, farro, quinoa, amaranto, miglio) o in deliziose vellutate. Possiamo cuocerla al vapore, stufata in pentola o alla griglia e condirla con aglio, olio, peperoncino ed erbe aromatiche. Può anche essere utilizzata per la preparazione di dolci e come ripieno per la pasta fresca (tortelli o ravioli di zucca e ricotta o zucca e radicchio).
  • Radicchio. Ottimo all'insalata,  aggiunto a risotti o frullato con aglio, olio, curry, noci (o pinoli) ed erbe aromatiche per farne una salsa con cui condire riso o pasta.
  • Finocchi. Possiamo aggiungerli alle nostre insalate o mangiarli in pastella, dorati e fritti o gratinati in forno con l'aggiunta di spezie (pepe, cumino, curry) o erbe aromatiche (mentuccia, timo, maggiorana, santoreggia, origano, etc.)
  • Carote, lattuga, aglio, cipolle, sedano, prezzemolo. Ricordate che le carote possono essere anche centrifugate, aggiunte a frullati di frutta (in questo caso andranno prima sbollentate) o inserite nella preparazione di muffins e torte, magari con l'aggiunta di noci, mandorle e buccia di limoni biologici.
  • Cachi, limoni, banane, uva, mele, pere, melograni. Se avete una centrifuga (o se decidete di comprarla), ricordate di non gettare il residuo. Potete usarlo per maschere di bellezza, per fare marmellate, per aromatizzare il vostro gelato o sorbetto casalingo  o per il vostro compost (anche se io suggerisco sempre le opzioni marmellata e gelato). Non gettate la frutta matura. Frullatela con un pò di limone o latte vegetale e gustatela come snack spezzafame. Potete anche aggiungerla allo yogurt o fare salse per decorare dolci e gelati o usarla per fare marmellate casalinghe e gelati. Utilizzate i limoni non solo per condire, ma anche per preparare sorbetti, liquori e per aromatizzare l'acqua da bere durante il giorno. Fate sempre attenzione che siano biologici se utilizzate anche la buccia! Ricordate che il melograno è molto versatile: può essere aggiunto alle insalate, mangiato in chicchi o se ne può fare un ottimo succo.
  • Un sacchetto di semi misti tostati (il mix che ho scelto contiene semi di canapa, di zucca e di sesamo). Se non gradite consumarli da soli come semplice snack, aggiungeteli alle vostre insalate o provate a fare il pane in casa aggiungendoli all'impasto di acqua, farina e lievito dopo la lievitazione, prima di infornare. Potete usare farina di farro o altri cereali (meglio se integrale e di produzione biologica). 
  • Castagne. Ottime come spuntino spezzafame, per fare marmellate, composte e dolci, ma anche abbinate a riso e altri cereali. Ricordate di non eccedere con le quantità, perchè contengono molte calorie.
  • Due barattoli di conserva di pomodori datterini di agricoltura biologica. 
  • Due pacchi da 500 gr. di pasta integrale biologica e un pacco da 1kg di riso integrale biologico.
  • Farina di ceci. Sostituisce egregiamente le uova. Mescolata ad un pò d'acqua ha lo stesso potere addensante delle uova e può essere usata per fare frittate con l'aggiunta di verdure e spezie.

mercoledì 20 luglio 2016

I 10 errori alimentari più comuni

Un regime alimentare dovrebbe essere frutto di una scelta consapevole e responsabile, non di semplici abitudini  tramandataci spesso passivamente dai nostri familiari e da reiterare altrettanto passivamente, senza interrogarci su quanto la nostra dieta possa essere salutare per noi, per i nostri figli e per l'ambiente in cui viviamo.   
Se è vero che la cultura gastronomica identifica e caratterizza paesi, regioni e anche piccole entità geografiche, e che quindi va salvaguardata come tale, è anche vero che bisogna tener conto dei cambiamenti climatici, delle nuove scoperte scientifiche, della possibilità o meno di reiterare dei modelli alimentari che non sono più in linea con i tempi e che possono risultare estremamente dannosi, esponendoci a patologie anche gravi (obesità, problemi cardiocircolatori, ipertensione, allergie, intolleranze, etc.), che possono influire sia sull'aspettativa di vita che sul grado di benessere psicofisico.
Un primo passo per prendere coscienza è quello di capire quali sono gli errori alimentari più comuni, spesso frutto di inconsapevolezza e superficialità. Alcuni sono davvero facili da correggere, per altri invece occorre un pò di impegno e soprattutto un pò di pazienza. Per far sì che un comportamento (buono o cattivo che sia) diventi un'abitudine c'è infatti bisogno di un pò di tempo. Ciò significa che se abbiamo maltrattato il nostro organismo per trenta o quaranta anni, non possiamo pretendere che all'improvviso, dopo una settimana di dieta sana e alimentazione naturale, cambi tutto e per sempre. Cerchiamo quindi di individuare le nostre cattive abitudini e di armarci della giusta dose di pazienza per migliorare il nostro stato di salute e prevenire serie patologie.

Eccovi dunque la lista dei più comuni errori alimentari:

1. Considerare le verdure un semplice contorno. In realtà le verdure dovrebbero costituire la pietanza principale, accompagnate da cereali e alimenti con apporto proteico, meglio se di origine vegetale, quali i legumi.
2. Non mangiare frutta o consumarla a fine pasto. Se si mangia la frutta a fine pasto, la costringiamo a restare nell'intestino più a lungo di quanto sarebbe sufficiente, provocandone la fermentazione. Meglio consumare frutta a colazione o come semplice snack, al posto di merendine e dolciumi vari.
3. Mangiare il formaggio come un contorno. Niente di più sbagliato! E' inutile e dannoso sovraccaricare il pasto con altri grassi e altre proteine.
4. Utilizzare la margarina pensando che sia più “leggera” di olio e burro. La margarina è un grasso idrogenato, il che significa che non è un prodotto naturale, ma di sintesi. Per rendere gli oli vegetali solidi viene addizionato idrogeno.
5. Mangiare prodotti raffinati (zucchero bianco e prodotti delle farine bianche). La lavorazione industriale non solo impoverisce gli alimenti, ma usa prodotti di sintesi per sbiancarli.
6. Usare dolcificanti industriali al posto dello zucchero. Così facendo utilizziamo un prodotto di sintesi al posto di uno naturale. I migliori dolcificanti, a mio parere, sono miele e sciroppo d’acero.
7. Bere bibite gassate zuccherine, peggio ancora se in versione diet. Sono ricche di coloranti, conservanti e dolcificanti industriali.
8. P
referire fette biscottate e grissini al pane, ritenendoli più leggeri. Eccovi il contenuto di kcal per 100 gr di prodotto a confronto:
PANE: 279 – PANE INTEGRALE: 243 – GRISSINI: 380 – FETTE BISCOTTATE: 409
9. Preferire cibi industriali a cibi naturali (salse pronte, piatti pronti, cibi precotti, dolciumi vari, biscotti, sughi pronti, insaccati, sottilette, wrustel, ecc.).

10. Eccedere con alcool e caffè.


A ciò vorrei aggiungere qualche indicazione generale: innanzi tutto evitiamo il fumo, muoviamoci di più e cerchiamo di limitare al massimo i prodotti industriali. Non solo sono più calorici, ma contengono una lista di ingredienti artificiali (coloranti, conservanti, grassi idrogenati, esaltatori di sapidità, edulcoranti) di cui non abbiamo bisogno. Personalmente evito il più possibile di consumare cereali a farina bianca e da anni non utilizzo lo zucchero bianco. In realtà la farina bianca e lo zucchero bianco non esistono, in quanto vengono sbiancati con prodotti e procedimenti industriali a carattere chimico. Ricordate però di optare per cibi da agricoltura biologica, se scegliete quelli integrali.

mercoledì 13 luglio 2016

L'inganno dei programmi dimagranti miracolosi

Non so se ci avete fatto caso anche voi, ma ho notato che i post più diffusi e condivisi sui social e sul web in generale sono i programmi dimagranti e le diete fai da te (e non solo durante la stagione primaverile ed estiva).
Pare che senza restrizioni, senza sacrifici, senza rinunce e (udite udite) senza un'attività fisica regolare si riescano a perdere fino a 15 kg in un mese o poco più. Non siete convinti? Inviate un messaggio privato e lo scoprirete (almeno questo è l'iter da seguire a cui rimandano i post). La solita tattica di marketing trita e ritrita: un segreto da svelare solo a pochi "iniziati", una scoperta miracolosa che pare che il mondo non debba sapere (e allora a che serve tutta questa pubblicità martellante?), un ritrovato eccezionale che promette risultati soddisfacenti e soprattutto veloci.
Volete fare ancora prima? Ve lo dico io come si può dimagrire così tanto e così in fretta (sebbene sul "così in fretta" non ci giurerei).
- Dieta iperproteica: è un regime alimentare squilibrato poichè prevede un apporto di proteine maggiore di quello che in genere è consigliato (ossia che oscilla tra 0.8 e 1.2 grammi di proteine per kg di peso corporeo). Un programma alimentare di questo tipo, con un apporto di 1.8/2.2 grammi di proteine per kg di peso corporeo, affatica il sistema renale ed epatico, in quanto il nostro organismo non solo ha bisogno di più tempo e più energie per metabolizzare le proteine piuttosto che carboidrati o grassi, ma produce più scarti (i cosiddetti residui azotati). Questa dieta può essere seguita in casi specifici (ad esempio atleti che praticano sport di potenza muscolare) sotto stretto controllo medico, ma di certo non è consigliata per la prova costume.
- Dieta ipocalorica con integratori sostitutivi di un pasto (frullati, bibite, barrette, snack): è un programma alimentare che ha alle spalle un'ottima operazione di marketing, ma che veicola un messaggio del tutto sbagliato sia dal punto di vista educativo che alimentare. Se vogliamo indirizzarci verso una dieta sana che ci faccia perdere peso, allora che senso ha ricorrere agli integratori e ai pasti sostitutivi? Non sarebbe meglio abituarci a seguire delle buone abitudini alimentari? Per quanto tempo riusciremo a sostituire il pranzo o la cena con questi prodotti industriali? Cosa succederà quando smetteremo di assumerli dopo aver perso peso? Sappiamo con certezza quali sono gli ingredienti in etichetta e che effetto potrebbero avere sul nostro metabolismo? 
In realtà se si dimagrisce è perchè il programma alimentare è di per sé ipocalorico, il che significa che se limitassimo autonomamente la quantità di cibo assunta, dimagriremmo ugualmente e in modo più sano. Questo non è altro che un modo semplice per prenderci in giro. Forse potrà andar bene per chi è sempre fuori casa e non sa gestire il pasto ordinando le cose giuste in un bar o in un ristorante, ma non per chi vuole perdere peso per migliorare il proprio stato di salute. Una pessima idea, quindi, per le conseguenze sia a livello fisiologico che psicologico, a meno che non sia in atto una particolare e grave patologia per cui tali sostitutivi siano considerati dal medico specialista il male minore.
- Digiuno: sconsigliatissimo, a parte un giorno al mese di digiuno parziale (limitandosi ad assumere cibi ricchi di aqua e minerali, quali frutta e verdura cruda) a scopo disintossicante e non dimagrante.
- Uso di farmaci diuretici e/o lassativi: fanno perdere liquidi, non massa grassa ed inoltre non possono essere assunti per lungo tempo perchè possono causare sia assuefazione che effetti collaterali dannosi. Cerchiamo di ricordare che i farmaci devono essere prescritti dal medico in presenza di una reale necessità!
- Uso di integratori/farmaci per il controllo della fame: anche qui va seguito lo stesso consiglio di prima (la prescrizione va fatta dal medico a seguito di esami e diagnosi). Inoltre sarebbe opportuno capire la causa degli attacchi di fame. Se si tratta della cd "fame nervosa" non ha alcun senso curare il sintomo, ma bisogna risalire a monte del problema. Molto ovviamente dipende dal tipo di integratore: ci sono quelli che contengono fibre e mucillagini che danno un senso di pienezza e altri che lavorano sul sistema nervoso e che possono anche avere effetti anoressizzanti se usati in modo sbagliato e senza controllo medico.
- Uso di integratori/farmaci "bruciagrassi" (ossia con attività termogenica che accelerano il metabolismo) o che limitano l'assorbimento di alcune sostanze: possono fungere da coadiuvanti in un corretto programma alimentare che comprenda una regolare e moderata attività fisica e devono essere consigliati da specialisti. Anche qui assolutamente vietato il fai da te in quanto i prodotti che accelerano il metabolismo sono a base di caffeina e sinefrina, che hanno anche importanti effetti collaterali.
Al momento non conosco altri modi. Se credete nei miracoli, potete sempre pregare... Sempre meglio che cadere nella rete di aziende poco serie.

Image courtesy of marin at FreeDigitalPhotos.net

martedì 12 luglio 2016

Le 10 regole per un regime alimentare sano e consapevole

Cerchiamo di fare un pò di chiarezza: non esistono bevande o pillole dimagranti! Non esistono diete miracolo a meno che non vogliate arrecare danni alla vostra salute e/o riprendere il peso perso in poche settimane!
Prendersi cura del proprio corpo richiede consapevolezza, impegno e responsabilità. 

Diffidate delle diete sulle riviste, dei ritrovati del momento e dei consigli sensazionali e "miracolosi". Se volete dimagrire c’è solo un modo: mangiare di meno e muoversi di più. Mi spiace deludervi, ma non c’è altra soluzione. 
Ovviamente ciò ha senso solo in assenza di patologie, nel qual caso è di fondamentale importanza consultare un medico specializzato in nutrizione. Dico specializzato perché purtroppo mi capita spesso di incontrare persone che mi dicono di aver avuto dal proprio medico (e non mi riferisco solo al medico di base, ma anche a endocrinologi, gastroenterologi, ecc.) la dieta "standard" per curare dei disturbi da cui sono affetti. Niente di più sbagliato, superficiale e oserei dire pericoloso. 
Cominciamo col dire che non esistono diete standard. Ogni individuo è unico e come tale va trattato, seguito e consigliato. Nel prescrivere o consigliare un determinato regime alimentare (sia in situazione fisiologica che patologica), si deve tener conto del gusto, delle peculiarità e anche delle abitudini di vita del paziente. 
Faccio un esempio: se il paziente è vegetariano o vegano non gli si può imporre di mangiare carne o pesce, ma si dovranno suggerire percorsi alternativi. Nessuna dieta funziona se il soggetto è costretto a mangiare ciò che non gradisce o se gli viene somministrata una dieta troppo restrittiva, che prevede sacrifici estremi, che hanno poi come conseguenza sofferenza psicologica e insoddisfazione. La nutrizione deve basarsi su scelte autonome e consapevoli, non su prescrizioni o imposizioni che seguono un protocollo generico. L'individuo deve pertanto essere e restare sempre soggetto attivo nelle proprie scelte alimentari, anche quando viene seguito da un medico, un naturopata, un nutrizionista o un educatore alimentare.
Premesso ciò, è comunque possibile evidenziare dei principi di base da seguire non (solo) in funzione di un dimagrimento, ma per indirizzarsi verso uno stile di vita sano, etico ed ecosostenibile senza troppi sforzi o sacrifici:
1. usare l’auto il meno possibile
2. usare l’ascensore il meno possibile
3. evitare tutte le bibite con zuccheri aggiunti (con o senza gas)
4. sostituire lo zucchero bianco con miele o sciroppo d’acero in piccole quantità
5. sostituire i prodotti a farina bianca con quelli a farina integrale di agricoltura biologica
6. evitare il più possibile i prodotti industriali pieni di zuccheri, grassi, sale e additivi vari (merendine, dolciumi, caramelle, salse pronte, pasti precotti, biscotti, dado da brodo, patatine, wrustel, sottilette, etc.)
7. mangiare la frutta sia fresca che secca come snack
8. non aggiungere formaggi al pasto come se fosse un completamento o un contorno
9. ridurre l’apporto di proteine animali a favore di quelle vegetali (legumi), abbinandole con cereali o pseudocereali (amaranto, quinoa)
10. non raddoppiare nei singoli pasti l’apporto di proteine e/o cereali (es. o pane o pasta o riso o patate, o carne o pesce o uova o formaggi o legumi o soia).

Ovviamente queste sono indicazioni generiche che riguardano l'educazione alimentare di base e che quindi dovrebbero far parte delle nostre abitudini alimentari quotidiane. Dato che così non è non solo per via della globalizzazione, dell'eccessiva industrializzazione dei processi produttivi, della diffusione dell'agricoltura e dell'allevamento intensivo (con gravi danni per la salute nostra e del pianeta), ma anche per motivazioni che dipendono da noi e ci riguardano di persona (quali pigrizia, inconsapevolezza, ignoranza, mancanza di responsabilità), la cosa più semplice è cercare di migliorare le proprie abitudini lentamente, senza strafare. Se cerchiamo di cancellare una cattiva abitudine a settimana, sarà molto più semplice correggere uno stile di vita non etico, non sano e non ecosostenibile. Non abbiamo scuse! La nostra salute dipende da noi, da quello che mettiamo nel carrello della spesa, da cosa e da come cuciniamo e soprattutto da come educhiamo le giovani generazioni. Cerchiamo di educarle alla salute, non alla malattia!

Medicina complementare e discipline bionaturali

Spesso mi vengono chieste informazioni circa le discipline bionaturali ed olistiche, ossia quelle che si basano su un approccio globale (che sarebbe più corretto definire sistemico) sia nell'ambito dell'informazione che in quello della prevenzione primaria. Preferisco non usare la parola "cura" proprio per evitare fraintendimenti e non tradire i presupposti di una disciplina che non cura, ma supporta, aiuta e consiglia. 
Per chi non conoscesse la materia e volendo riassumere in forma semplice il vasto ambito di applicazione della cd “medicina complementare” (per maggiori informazioni vi rimando alla British Complemetary Medicine Association), vale la pena ricordare che comprende un elenco lunghissimo di discipline, quali naturopatia, fitoterapia, educazione alimentare, idroterapia, osteopatia, omeopatia, etc).
Preciso che il naturopata, l’erborista o il consulente in discipline bionaturali non è un medico e non deve invadere il campo di applicazione della medicina tradizionale. Il naturopata è un educatore alla salute: non fa diagnosi e non prescrive farmaci, ma consiglia il percorso più adatto per una corretta prevenzione e uno stile di vita naturale, ovviamente personalizzato in base alle esigenze del singolo cliente.
Un consiglio a tutti: se credete nella naturopatia, nella medicina complementare o nei rimedi bionaturali, diffidate dei ciarlatani, di tutti coloro che, non essendo medici, o si spacciano per tali o invadono il campo della medicina tradizionale facendo diagnosi o, peggio ancora, prescrivendo farmaci, anche se a base di erbe. Ricordate sempre che naturale non è sinonimo di innocuo!